Sicurezza
Indagine della Regione: a rischio soprattutto gli edifici nella zona del tufo
E' allarme per il gas "radon" alte concentrazioni in molte zone
Gabriele Baldanzi
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RADON. Un cartello che avverte del pericolo per la presenza del gas 3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Il professor Giorgio Curzio, ordinario di misure nucleari all'università di Pisa, aveva lanciato l'allarme 6 anni fa: «Garfagnana, Colline Metallifere, Amiata e colline del tufo hanno un nemico invisibile che non va ignorato. Si chiama radon, è un gas radioattivo naturale che trasuda dal suolo nelle zone con rocce di origine vulcanica. Le istituzioni non posso sottovalutarne la portata». Il professor Giorgio Curzio pare proprio che avesse ragione. Di recente la Regione Toscana ha organizzato una conferenza su presenza e pericolosità del radon. Ora i 28 Comuni della provincia di Grosseto stanno ricevendo dettagliati report sui monitoraggi compiuti dall'Arpat nel periodo compreso tra il 2007 e il 2009. In Maremma sono state interessati dalla ricerca 1.065 locali tra abitazioni e luoghi di lavoro o di aggregazione. La fotografia che emerge è riassunta nella tabella a fianco. Il limite oltre il quale scienziati e medici ritengono che il radon possa nuocere alla salute è 300 Bq al metro cubo, ma già sopra i 200 becquerel è opportuno intervenire per bonificare un locale, visto che studi epidemiologici hanno dimostrato che il rischio di sviluppare tumori è basso, ma non nullo, anche per concentrazioni di radon non superiori a 200 Bq/mc, che sono frequentissimi, per esempio, nelle abitazioni che si trovano nei centri storici di Arcidosso, Santa Fiora, Castel del Piano, Pitigliano. Il lavoro di ricerca compiuto dall'Arpat, oltre ad abitazioni private, ha interessato laboratori, esercizi pubblici, scuole, chiese, teatri, parcheggi sotterranei. Dai dati diffusi si deduce che i comuni più "puliti" sono prevalentemente quelli costieri (Grosseto, Follonica, Castiglione, Scarlino), cioè con abitazioni di recente costruzione, scuole, zone industriali e artigianali nuove. A rischio radon Santa Fiora, Sorano, Capalbio, Isola del Giglio, Pitigliano, ma anche Massa Marittima. Tutti comuni con antichi nuclei abitativi su rocce di origine vulcanica, tufo o riolite. «I luoghi di lavoro hanno valori più bassi delle abitazioni - conferma un geologo - perché in genere sono ubicati fuori dalle zone vulcaniche, nei fondo valle, nelle zone pianeggianti alluvionali oppure le scuole sono fabbricati nuovi e rialzati dal suolo. A prima vista può sembrare strano l'alto valore di Massa Marittima inerente le abitazioni esaminate, in quanto il centro storico non si trova sopra rocce vulcaniche ma su basamenti di calcare. La spiegazione, probabilmente, sta nell'elevata fessurazione dei calcari cavernosi, che consente al gas di risalire bene». «Nei regolamenti edilizi delle aree con concentrazioni più elevate - spiegano Silvia Angiolucci e Gabriele Rossi in un opuscolo diffuso dall'Arpat - in futuro saranno inserite indicazioni per la costruzioni degli edifici in modo da limitare l'ingresso del radon. I principali accorgimenti in fase di progettazione riguardano l'isolamento dal terreno, la possibilità di areare le cantine, la sigillatura delle vie di accesso del gas all'interno, rendendo impermeabili i solai, e l'isolamento di fessure e condutture. Anche la scelta dei materiali da costruzione a basso contenuto di radionuclidi naturali riduce i livelli di concentrazione, anche se i materiali non bastano da soli a determinare livelli molto elevati». Tornando ai monitoraggi Arpat i dettagli per immobile e per luogo di lavoro risultano dati sensibili, codificati e non pubblicabili. Chi li ha visti, però, parla di molti edifici, a volte insospettabili, che presentano valori allarmanti, con interventi di bonifica che potrebbero presto essere richiesti ai Comuni interessati.
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