Il Tirreno

Grosseto

Caduta mortale, dieci indagati

Pierluigi Sposato
<b>PROCURA.</b> Indagini della polizia di Stato
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PROCURA. Indagini della polizia di Stato

Omicidio colposo ma anche favoreggiamento e falso

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 GROSSETO. Per la morte di Angiolino Bardelli, 60 anni, ferroviere in pensione, caduto da un'impalcatura mentre ultimava una tettoia nel settembre di tre anni fa, sono indagati in dieci. Alcuni per omicidio colposo in violazione delle norme di sicurezza: ma altri per falso, altri per favoreggiamento personale.  Il sostituto procuratore Stefano Pizza ha inviato già alcune settimane fa l'avviso di fine indagini e la richiesta di rinvio a giudizio sarebbe questione di giorni. Le condotte ipotizzate dalla Procura, che aveva incaricato la polizia di stato per le indagini, sono differenziate a seconda delle responsabilità. Bardelli cadde l'8 settembre e morì 2 giorni dopo all'ospedale di Siena.  Cooperazione colposa in omicidio colposo è l'ipotesi contestata ai legali rappresentanti della Dsm Montaggi, Daniele Priore e Spartaco Priore, impresa subbappaltatrice dei lavori di ristrutturazione dell'azienda agricola di Fonte Marina Alta di Campagnatico, dove l'incidente avvenne (l'azienda è estranea); indagato è anche Mario Gennari, cui la proprietà aveva affidato i lavori in prima istanza. Insieme a loro tre, c'è anche l'ingegner Gianni Bartalucci, coordinatore. I primi due non avrebbero redatto il piano sicurezza, non adottando le protezioni di legge sul trabattello posto a 2,5 metri da terra; Gennari avrebbe omesso di vigilare sulla sicurezza; Bartalucci non avrebbe verificato l'idoneità del piano.  Poi l'ipotesi di falso ideologico commesso da un privato in un atto pubblico. Il pm sospetta che Daniele e Spartaco Priore, nonché la madre Antonella Mescolini, abbiano incaricato tramite Bartalucci un professionista, Francesco Ciaravella, per la redazione del piano sicurezza: un piano che sarebbe falso, perché inesistente alla data dell'8 settembre (sarebbe stato materialmente formato il 9 o comunque dopo). Mescolini e Ciaravella avrebbero così aiutato i due Priore e Bartalucci a eludere le indagini (favoreggiamento) facendo apparire che quel piano esisteva davvero.  La falsificazione, secondo la Procura, avrebbe poi seguito anche un altro canale. Perché i due Priore e la loro madre avrebbero dato un incarico per la regolarizzazione "postuma" di Bardelli, che invece sarebbe stato al nero. Tale incarico sarebbe stato affidato al commercialista Giorgio Mensi e alla consulente del lavoro Elisabetta Fanti. I primi tre avrebbero fornito agli altri due la documentazione necessaria, tra cui anche il documento di identità che i Priore avrebbero prelevato a Bardelli dopo la caduta. Vi sarebbe la firma falsa di Angiolino su cinque documenti datati 8 settembre. Tale condotta di Mescolini, Mensi e Fanti avrebbe aiutato i due Priore a eludere le indagini.  Infine, il falso è contestato anche al dottor Roberto Martini e alla segretaria Francesca Benelli: avrebbero predisposto la prenotazione della visita medica di legge con data scritta al computer 8 settembre (stessa data per la nomina del medico competente) mentre sarebbe stata compilata in data successiva.

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