Attenzione
Senza casa lontani dalla guerra civile
Fra.Go.
◗
DISPERATO. Mohamed al dormitorio del Cottolengo Ha perso lavoro e abitazione, non può tornare a Tunisi
2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Per anni ha fatto il muratore in città. Poi l'azienda edile dove lavorava è fallita. E Mohamed è rimasto senza lavoro e senza casa. Con un bimbo di tre anni e una giovane moglie in attesa del secondo figlio. Senza poter tornare a Tunisi dove è scoppiata la guerra civile. Permessi in regola, carta d'identità italiana. Mohamed Ben Khalifa Fetoui, 36 anni, ha trovato rifugio al dormitorio del Cottolengo. La notte, almeno, può passarla al caldo. Ma è costretto a stare lontano da sua moglie Kaouthar e dal suo bambino, che sono stati ospitati dalle suore di Santa Elisabetta. «Abbiamo presentato domanda al Comune per trovare un alloggio popolare - spiega Mohamed - ma ancora non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Io sono senza lavoro, mia moglie tra due mesi partorirà e il nostro bambino ha una malattia rara. Abbiamo provato a tornare a Tunisi, ma là abbiamo trovato la guerra». Mohamed e Kaouthar avevano perso le speranze di trovare un lavoro a Grosseto e avevano deciso di raggiungere la madre dell'uomo a Tunisi. «Siamo dovuti scappare - racconta il trentaseienne - perché là c'era la guerra. Io sono contro al regime che ha impoverito il mio Paese, ma non me la sono sentita di restare in Tunisia. Ho dovuto pensare a mia moglie, a mio figlio e alla bambina che nascerà tra poco». La famiglia che vive a Grosseto da dieci anni ha deciso di tornare in città. «Anche perché - spiega - la malattia del mio bambino è una malattia genetica che potrebbe avere anche la piccolina che nascerà tra poco. E in Tunisia non ci sono medici e nemmeno strutture per fare quelle analisi». Quando Mohamed ha perso il lavoro, ha perso tutte le garanzie per il suo futuro. Ha perso la casa dove viveva in affitto. Per un anno non è riuscito a pagare il canone e alla fine è arrivato lo sfratto. «Per un po' abbiamo vissuto a casa di alcuni nostri amici - spiega - ma non possiamo vivere insieme ad altre persone». La storia di Mohamed, in Comune, la conoscono bene. Sua moglie è stata aiutata a trovare quella sistemazione dal Centro per l'aiuto alla vita e lui ora sta continuando a cercare lavoro. Il problema però, è sempre lo stesso. Gli alloggi per l'emergenza abitativa mancano e la lista delle famiglie che hanno bisogno di un tetto sotto il quale vivere si allunga ogni mese di più. «Abbiamo un po' di turn over al Poggio - spiega il sindaco Bonifazi - ma quest'anno si annuncia come il peggiore». E le famiglie in lista d'attesa, solo per l'emergenza abitativa, sono 250.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
