Il Tirreno

Grosseto

Per la Gpa si riparte con 68 persone

Francesca Gori
<strong>IN FABBRICA.</strong> Vestaglie azzurre al lavoro nella fabbrica di via Senese
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IN FABBRICA. Vestaglie azzurre al lavoro nella fabbrica di via Senese

Presentata una prima bozza di piano: organico ridotto ai minimi termini

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GROSSETO. Non è il piano industriale tanto atteso, ma è una bozza che delinea i contorni di quella che potrebbe essere la nuova Mabro. Gpa, l'azienda di Arezzo che sta tenendo testa all'imprenditore pratese Andrea Barontini per l'acquisizione della grande fabbrica alle porte di Grosseto, qualcosa ha già messo nero su bianco. Un piano di integrazione della Mabro in Gpa.  Per conoscere i numeri esatti e la strategia di rilancio che gli aretini proporranno al liquidatore Marco Milanesio ci sarà da aspettare ancora qualche giorno. Ma la cornice è già stata delineata. Una cornice che si sviluppa attraverso tre fasi distinte a scadenza annuale. Ma che potrebbero anche diventare semestrali, se il lavoro c'è.  Pierluigi Artini, presidente e azionista quasi unico della Gpa (sue sono il 97% delle azioni societarie, il 3% è della moglie), ha già studiato un piano d'integrazione che prevede, una volta rilevata l'azienda, di tornare "a regime" almeno per quanto riguarda il numero dei dipendenti, in tre anni.  

I dipendenti.
Il numero di lavoratori in forza alla Mabro, nel primo anno di attività, dovrebe attestarsi intorno ai 68, sui 251 attualmente al lavoro. Sessantotto persone che per un anno, a partire da un fatturato di sei milioni di euro, dovrebbero produrre 14mila capi di abbigliamento. Nel secondo anno di attività invece, verrebbe reintegrato altro personale, per arrivare a 128 dipendenti (stimati sulla produzione di 28mila capi). Centosettantasei, nella terza fase del piano, per la produzione di 52mila capi. I dipendenti sarebbero comunque tutti assunti dalla Gpa, che ovviamente punta a mantenere il marchio Mabro.  

Tagli all'amministrazione.
I tagli più pesanti al personale comunque, riguarderebbero gli uffici. Perché di tutti gli amministrativi in forse all'azienda, una trentina di persone, ne resterebbero soltanto 7. Sette persone già dal primo anno.  

Vestiti di qualità.
Quello che interessa alla Gpa è l'alta qualità degli abiti a marchio Mabro. Abiti che, sommando le spese per la gestione dell'azienda e del personale, potrebbero costare il primo anno 258 euro ciascuno. Una cifra destinata a scendere con l'aumento della produzione, fino a 140 euro. Un passaggio, questo, che non convince le vestaglie azzurre. la paura è quella di abbassare la qualità. Per produrre 45mila capi infatti, fino ad ora sono stati impiegati 270 lavoratori.  

Gli investimenti.
I macchinari che ogni giorno vengono utilizzati dalle vestaglie azzurre sono vecchi. La Gpa investirebbe capitale per rinnovare il parco macchine della fabbrica. Oltre che acquistare il magazzino che si trova in via Senese. Per questo, l'azienda ha già formalizzato una proposta di locazione a Royal Tuscany con canone da concordare, ma con patto di acquisto del magazzino per cinque milioni di euro.  Diverso invece il passaggio per rilevare i lavoratori e i macchinari che sono in Abbigliamento Grosseto. Qui la Gpa sta puntando al fallimento della società di Favilli, Benassi e Bosco.

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