Il Tirreno

Grosseto

Mezzo secolo di formaggi d'autore

Guido Fiorini
<b>DIRETTORE.</b> Franco Gambineri
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DIRETTORE. Franco Gambineri

La festa del Caseificio di Manciano, quasi 400 soci e 15 milioni di fatturato

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 MANCIANO. Mentre in Italia le associazioni di agricoltori indicano nella cooperazione e nella filiera corta, unite alla qualità, le chiavi per uscire dalla crisi, in Maremma c'è chi questo obiettivo l'ha raggiunto da tempo, da mezzo secolo esatto. Domenica scorsa, nella moderna sede di Piano di Cirignano, il Caseificio Sociale di Manciano ha festeggiato i primi cinquant'anni di vita. Erano 21 il 16 gennaio del 1961 i soci fondatori del caseificio, già allora avevano capito che unendosi avrebbero raggiunto risultati migliori: adesso l'azienda, dopo essersi spostata dal paese all'attuale sede, è una realtà con quasi 400 soci (quasi tutti in Maremma, solo una piccola parte in Provincia di Viterbo), 90 dipendenti, 15 milioni di euro di fatturato. Si tratta di un colosso del formaggio di qualità, il primo produttore di pecorino toscano Dop, con una quota del 35% sul totale.  Alla festa di domenica c'erano centinaia di persone, fra soci ed ospiti. In prima fila l'assessore regionale Annarita Bramerini e l'onorevole Luca Sani, oltre all'assessore provinciale all'agricoltura Enzo Rossi, che ha ribadito quanto stanno facendo Provincia e Regione per aiutare gli allevatori contro i predatori e ha annunciato che sono in arrivo fondi europei per finanziare progetti di filiera corta.  Il presidente Carlo Santarelli e il direttore del caseificio, Gianfranco Gambineri, nella loro relazione, hanno ricordato la crescita dell'azienda e l'alto livello qualitativo garantito dalla trasformazione sul posto di latte maremmano. La recente legge sulla tracciabilità dei prodotti, in questo senso, è un'iniezione di fiducia in più.  Il Caseificio trasforma circa 8,5 milioni di litri di latte ovino e 2,5 milioni di litri di latte bovino all'anno, ottenendo circa 20mila quintali di formaggio e 8000 di ricotta. Produce il 35% di tutto il pecorino toscano Dop, oltre a ricotta e caciotte fresche e semistagionate di pecora e di latte misto.  «La nostra è una realtà ormai consolidata - ha detto il presidente Carlo Santarelli - e i nostri mercati ormai non sono solo quello italiano, ma vendiamo in Europa e in America dove, oltre al toscano Dop, apprezzano il pecorino di fossa e la caciotta al tartufo. Fra l'altro abbiamo anticipato la legge sulla tracciabilità con il nostro piano di autocontrollo che consente, in ogni momento, di verificare tutte le operazioni durante la lavorazione».  I soci vengono pagati in base alla qualità del latte. Per questo sul latte conferito da ciascuno, due volte al mese, vengono fatti campionamenti per misurare il contenuto in grasso, proteine e lattosio.  «Aziende come il caseificio - ha detto di recente il presidente della Provincia, Leonardo Marras - sono un esempio di come, in Maremma, si possa puntare sull'agroalimentare per il rilancio. La formula della cooperazione e della filiera corta sono una risposta vincente».

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