Il Tirreno

Grosseto

Ex Mabro, firmato il concordato

Francesca Gori
<b>CONTESTATO.</b> Antonio Di Pietrantonio esce dalla sede degli industriali tra i fischi dei dipendenti
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CONTESTATO. Antonio Di Pietrantonio esce dalla sede degli industriali tra i fischi dei dipendenti

Si riparte con un terzo dei dipendenti, il manager scelto da rsu e Enti

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 GROSSETO. Finalmente la verità è venuta fuori. Una volta per tutte. La verità sui posti di lavoro, su quanti resteranno dentro la grande fabbrica di abbigliamento alle porte della città. E su come si tornerà agli stessi livelli occupazionali di oggi, se il fatturato tornerà quello di una volta. È toccato a Paolo Rafanelli, presidente di Fidi Toscana, rispondere a quella domanda che in troppi, negli ultimi mesi, hanno cercato di dribblare. Alla fine dell'assemblea dei soci di Royal Tuscany che ha votato all'unanimità il concordato che sarà presentato il 31. L'acquirente, però, ancora non c'è.  Le vestaglie azzurre della Mabro sono rimaste al freddo tutto il pomeriggio. Manola è arrivata sotto la sede degli industriali con la febbre a 38. Dovevano esserci. In quelle tre ore di riunione, in fondo, si decideva il loro destino. Un destino che sarà segnato, per qualche tempo, dalla cassa integrazione straordinaria. Perché i conti parlano chiaro. Il fatturato è sceso da 18 a 6 milioni di euro. Quindi, il numero dei dipendenti che serve a far ripartire l'azienda, sarà circa un terzo di quello in forze alla fabbrica di abbigliamento. Paolo Rafanelli lo ha detto. Ha raccolto il coraggio ed ha risposto. Lo sapeva che quelle parole, le donne della Mabro, non le avrebbero volute sentire. «Non ci sono altre soluzioni - ha aggiunto Rafanelli - dobbiamo partire dai numeri che abbiamo in mano e i numeri sono questi».  Paolo Rafanelli è stato il primo ad uscire dalla sala riunioni. È stato braccato subito, ha dato tutte le risposte che i dipendenti aspettavano da ore. Sorrideva parlando della firma, del concordato preventivo che sarà presentato a fine mese. Poi la doccia fredda per i lavoratori della Mabro. Cose che si sapevano già. Ma che nessuno aveva fino ad ora avuto il coraggio di dire chiaro e tondo.  E anche sulla scelta dell'imprenditore che dovrà rilevare l'azienda, Rafanelli è stato chiaro. «Non sarà Fidi Toscana da sola a decidere - ha detto - La scelta dovrà essere fatta insieme alle rsu e agli enti locali. Il destino di questa azienda riguarda tutti». Rafanelli parlava, vicino a lui il liquidatore Marco Milanesio. La faccia tesa, nonostante l'accordo per il concordato appena firmato. Dalla sala riunioni sono usciti anche il presidente Antonio Di Pietrantonio e Filippo Invitti. Si sono fatti spazio tra le vestaglie azzurre, hanno sceso le scale e sono usciti fuori. Ad accoglierli un muro di fischi e di urla. «Vergogna», hanno gridato mentre Invitti e Di Pietrantonio raggiungevano le loro auto.  All'appello mancava l'amministratore delegato Aldo Invitti che si è fatto rappresentare dai suoi avvocati. Ma nessuno di quelli che erano seduti a quel tavolo, ieri, ha pensato ad una soluzione diversa dalla firma del concordato.  Ora ricomincia il testa a testa tra gli imprenditori che hanno mostrato il loro interesse ad acquistare la Mabro. La Gpa di Arezzo che vorrebbe rilevare l'azienda dal fallimento di Abbigliamento Grosseto, acquistando anche il capannone di via Senese, scaricando così il tfr sull'Inps e Andrea Barontini, il patron di Marcolana che invece ha già avviato una trattativa con Benassi, Favilli e Bosco per comprare la società.  Ieri è stato pagato il saldo della tredicesima. Ma sui conti dei dipendenti mancano ancora gli stipendi di dicembre e gennaio. «Ci siamo rotti le scatole - hanno tuonato i dipendenti - perché con 400 euro a fine mese non ci arriviamo». Lunedì mattina si torna in fabbrica. «Ci dovranno dire cosa dobbiamo fare - dice Nadia Perino dell'rsu - certo è che noi non lasciamo l'azienda. Ci hanno sempre detto che non si sarebbe perso nemmeno un posto di lavoro. Fino ad ora abbiamo gestito la nostra disperazione, ma ora siamo davvero stanchi. Siamo 251 e 251 dobbiamo restare».  Disperazione, rabbia. Ma anche un briciolo di speranza che servirà per affrontare le prossime settimane.

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