Il Tirreno

Grosseto

Sette mesi di violenze inaudite

Pierluigi Sposato

In carcere un quarantenne, maltrattava la convivente

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 GROSSETO. Che essere umano è quello che sottopone la propria compagna a forme di violenza inaudite e prolungate, come costringerla a sedere su una stufa accesa, orinarle addosso, accoltellarla su un braccio, stringerle un cavo elettrico al collo?  Oppure spegnerle una sigaretta sulla guancia, cercare di obbligarla a ingoiare dei pomodori congelati, costringerla a rapporti sessuali non consensuali?  È un uomo che merita di finire in carcere. Per evitare, come scrive il giudice delle indagini preliminari, che possano essere ripetute «degradanti violenze di ogni genere, accompagnate in molti casi dalla tribale e-o bestiale usanza di infliggere alla donna ammonimenti consistenti nel praticarle ripetutamente tagli sulle braccia mediante coltelli a serramanico o da cucina».  Sono alcuni dei passaggi della lunga ordinanza con il quale il giudice Giovanni Muscogiuri ha convalidato il fermo di un cittadino rumeno, 40 anni il prossimo luglio, e ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere per maltrattamenti e violenza sessuale. L'uomo è stato bloccato venerdì sera dai carabinieri: stava preparando la valigia per allontanarsi. A mettere in movimento i militari era stata la donna, 34 anni, sua connazionale, che al mattino si era presenta al pronto soccorso del Misericordia per farsi medicare una ferita da taglio al braccio sinistro e vari lividi: la task force Asl-Procura era entrata in azione e i carabinieri del Norm avevano preso le prime informazioni. E avevano capito che le violenze andavano avanti da tempo: da almeno 7 mesi.  Il clou nella notte tra giovedì e venerdì della scorsa settimana. Tre ore di pestaggio, dalle 21,30 fino a mezzanotte. Botte ma anche bastonate con un legno. Quando i due erano andati finalmente a letto, l'uomo avrebbe preteso un rapporto sessuale: e poiché la donna, dolorante, si rifiutava, sarebbe stata prima minacciata e poi ferita a un braccio con un coltello da cucina. Alle 4,20 la coppia si era spostata in un altro paese: l'uomo le aveva tolto chiavi dell'auto e cellulare, chiudendola nell'auto e minacciando di dar fuoco alla vettura. Poi di nuovo a letto. E questa volta la donna, temendo un'escalation ancora superiore, aveva acconsentito restando immobile durante il rapporto preteso. Alle 6,30 la fuga, con uno stratagemma: «Devo andare al lavoro, mi dai le chiavi dell'auto? Stai tranquillo, non ti denuncio». Invece la donna si era fatta accompagnare al pronto soccorso e aveva parlato con i carabinieri.  Alle 15,30 l'uomo aveva telefonato alla donna e saputo che era in ospedale, aveva preannunciato la partenza per Siena. Alle 19, quando era tornato a casa, era stato fermato dai carabinieri che si erano appostati. In camera da letto alcuni capi di abbigliamento e un borsone appoggiato su una sedia: la prova del tentativo di fuga.

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