Il Tirreno

Grosseto

Ruspe al cimitero a caccia di bare

Federico Lazzotti
<b>BLITZ DEI CARABINIERI </b>I militari del Noe ieri mattina al cimitero di Sterpeto prima di iniziare i lavori di scavo nella zona sequestrata lo scorso 3 di gennaio dagli stessi inquirenti
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BLITZ DEI CARABINIERI I militari del Noe ieri mattina al cimitero di Sterpeto prima di iniziare i lavori di scavo nella zona sequestrata lo scorso 3 di gennaio dagli stessi inquirenti

Ipotesi del pm: bruciate e gettate in un cantiere invece di essere smaltite

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 GROSSETO. Le ruspe hanno iniziato a scavare nel cimitero di Sterpeto poco dopo le 10 con il compito di prelevare campioni di terra nei due lotti sequestrati due settimane fa dai carabinieri del Noe. L'ipotesi degli inquirenti è inquietante: all'interno dei 20 mila metri quadrati in costruzione sarebbero state bruciate e poi smaltite decine di casse da morto appena esumate.  Un modo - sempre secondo gli inquirenti - di aggirare la legge che regola lo stoccaggio dei rifiuti speciali inquinando però sia l'aria che la falda acquifera, tutto per risparmiare i soldi dello smaltimento. Per ora non ci sarebbero persone iscritte nel registro degli indagati, ma solo indiziati tra i componenti della San Lorenzo Servizi, la partecipata dal Comune che ha in gestione il cimitero di Sterpeto che ieri mattina era presente con i propri periti di parte. Ma se l'ipotesi di reato venisse confermata tremerebbero, molto probabilmente, anche amministratori e politici.  Determinante, nel proseguo dell'inchiesta, sarà verificare se all'interno del cantiere, ora sotto sequestro, magari nascosti in mezzo alla terra mossa, saranno ritrovati residui di legno bruciato. Questo - secondo i carabinieri - dimostrerebbe l'irregolarità nella gestione dello smaltimento dei rifiuti.  Ecco perché, al termine degli scavi effettuati fino al tardo pomeriggio di ieri, i campioni di terra prelevati nel cantiere Q1, dove dovrebbero sorgere 540 nuovi loculi, i reperti sono stati inviati ad un laboratorio d'analisi. Saranno questi esami - i cui tempi è difficile stabilire - a mettere un punto sull'inchiesta. Perché se dalle analisi dovessero spuntare tracce di percolato mischiate con la terra, vorrà dire che molto probabilmente nel cantiere è stata sparsa cenere proveniente da casse da morto.  A far scattare gli accertamenti dei militari una denuncia arrivata in Procura alcuni mesi fa, prima che all'interno del lotto Q1 iniziassero i lavori: quasi un milione di euro d'investimento da consegnare, ultimati, entro settembre 2011.  Dal giorno della consegna della denuncia in Procura sono state già due le visite degli investigatori. La prima, nel mese di ottobre, è stata una sorta di sopralluogo, la seconda, la mattina del 3 gennaio, gli investigatori sono invece arrivati con il decreto di sequestro. Oltre alla zona sul lato sud del cimitero di Sterpeto, i militari hanno messo i sigilli anche a un piccolo appezzamento di terreno dalla parte opposta: la zona all'interno della quale - secondo l'ipotesi accusatoria - sarebbe avvenuta la distruzione della casse in legno prima del trasporto in quella che di lì a poco sarebbe diventata una zona cantierabile. Determinante accertare anche se il comportamento degli operai sia stato autonomo o se invece abbiano eseguito ordini da qualcuno.  Lo smaltimento di questo tipo di rifiuti è particolare. Quando una cassa in legno viene esumata molto spesso è mezza distrutta. Gli addetti devono recuperare i pezzi uno ad uno e inserirli in appositi sacchi che vengono chiusi e poi consegnati a delle ditte specializzate. Un procedimento lungo e costoso. Possibile che qualcuno abbia cercato una scorciatoia? Possibile - si domandano gli investigatori - che in vista dei lavori di ampliamento del cimitero sia stato possibile bruciare le casse e poi gettarle nel cantiere per farle sparire e risparmiare qualche euro?

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