Sicurezza
«Parlo chiaro, ci saranno altri tagli»
Guido Fiorini
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PROVINCIA. Il presidente MarrasIl presidente Marras spiega: il pubblico non può più garantire servizi a tutti
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GROSSETO. La stagione dei tagli è appena iniziata. Occorre cambiare passo e rendersi conto che il pubblico potrà garantire sempre meno servizi, se non alle categorie bisognose. Parla a 360 gradi il presidente della Provincia Leonardo Marras, indicando anche in turismo, agroalimentare e nautica i cardini del rilancio della Maremma. E non manca un "volo" nella politica, visto che fra pochi mesi si vota in sei Comuni. In questo senso il presidente, con tono scherzoso, se la prende col suo assessore Gianni Chelini ("non stiamo né di quà e né di là - aveva detto - come Terzo polo puntiamo al ballottaggio da protagonisti") e chiarisce: «Gianni è un amico. Ma dovrebbe sapere che al ballottaggio vanno i primi due. Se fa il Terzo polo, resta fuori». Marras, ancora tagli? Ma non ne avete fatti una montagna da poco? «Purtroppo non bastano. Giusto parlare chiaro. Dovremo rivedere ancora qualcosa sul trasporto pubblico locale, pur salvaguardando le categorie più bisognose e i pendolari. La Provincia ha molte funzioni e i tagli cadono quasi tutti sulle nostre competenze, arrivando al 48%. Altrimenti non riusciremo a fare le manutenzioni per le strade, ne abbiamo circa 1800 km in Maremma. E i nostri edifici? Abbiamo 1,2 milioni di metri cubi. Se fossero appartamenti da 100mq, avremmo 90 euro ciascuno da spendere: cambi una maniglia e hai finito». La gente capirà? E il suo partito? «Deve capire la gente, ma anche l'apparato, i sindacati, i partiti. Serve un cambio di passo. Se le risorse sono queste, il pubblico non potrà garantire tutto. Il mio partito guarda al rinnovamento, ma certo alcune sacche di conservatorismo ci sono. E andranno superate. Al tempo stesso andrà superato il populismo, come tutte le parole vuote spese sul federalismo». Ma sono solo lacrime e sangue? Come si riparte? «Ce la possiamo fare. Abbiamo almeno 10 milioni di risorse disponibili, ma difficili da liberare. I cardini del rilancio sono l'agroalimentare, con la filiera corta, il turismo, la nautica». Percorsi ad ostacoli. Il turismo dovrà ripartire senza Apt, il piano porti si scontra con la Regione, l'agroalimentare non riesce a fare il salto di qualità, almeno nella commercializzazione. «Parto dal fondo. L'agroalimentare di qualità è decisivo: dal grano, al latte, al vino. Purché si riesca a trasformare in zona. Un esempio chiaro di sistema che funziona, visto che ha fatto 50 anni pochi giorni fa, è il Caseificio di Manciano, un vero progetto di filiera, fino al recupero energetico. Altre soluzioni così sono possibili in Maremma». Ma la commercializzazione? La qualità deve arrivare sullo scaffale e il polo logistico pare un percorso a ostacoli. Martedì sera c'era un altro incontro del Comitato del no. «Ho saputo dell'incontro dal giornale e da alcuni volantini. Se mi avessero invitato direttamente ci sarei anche andato. Anche se, prima di contestare, magari bisognerebbe ragionare di progetti che, ancora, non ci sono. Resto comunque della mia idea: l'agroalimentare ha bisogno di un polo logistico e va fatto in una zona servita da infrastrutture e centrale rispetto al territorio. A Braccagni il polo è previsto dal Ptc del 1995: adesso stiamo solo attuando quelle "antiche" previsioni. E prima di realizzarlo parleremo con la gente di impatto, sia paesaggistico che sociale». Veniamo al turismo. Addio Apt. Cosa succede? «Credo che promuovere la Toscana nel suo complesso a livello centrale sia giusto. Al tempo stesso abbiamo alcuni mesi per organizzarci e garantire, localmente, accoglienza e informazione. Faremo un accordo con Comuni, Camera di Commercio, Pro Loco e imprese per ripensare gli uffici turistici. Ci sono mesi in cui devono "solo" aspettare il turista, ma altri in cui devono andarlo a cercare». La nautica? Fra poco partirà il progetto di Talamone. «Progetto che condividiamo, a patto che sia una riqualificazione del porto in cui sia tutelato il paesaggio. Non ci deve essere impatto. Non vogliamo un centro commerciale, vogliamo un progetto che sia funzionale all'economia del mare». Fra pochi mesi si vota. Anche in paesi di mare. Ma di queste cose si sente poco parlare. «L'occasione è ottima per il Centrosinistra, a patto che smetta di perdersi sulle schermaglie e parli di argomenti concreti. Una, appunto, è la costa: abbiamo 160 km che sono un grande patrimonio, ma i Comuni limitrofi non parlano fra loro. E poi si spendono risorse solo per aumentare i metri cubi delle case e pochissimo sui porti. Questi sono rimasti com'erano. E i paesi sono cresciuti a dismisura». Quindi il Pd può avere un buon risultato? «Certo, possiamo vincere ovunque. Se non dove ci facciamo del male da soli».
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