Attenzione
Perseguitato dall'ex fidanzata
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TRIBUNALE. La sede di Grosseto Sms minacciosi e pedinamenti: la ragazza condannata insieme al padre
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GROSSETO. Perseguitato dalla ex fidanzata. Ma anche dal padre di lei. Pedinato con l'auto giorno e notte e tempestato di sms spesso minacciosi, quasi 200 nel giro di pochi mesi: «Ricordati che prima o poi finirai sulla sedia a rotelle». E nel mirino dei due era finita anche la cugina della ex, ammonita pesantemente a non frequentare più quell'uomo. Né la ex né il padre si erano rassegnati alla fine di una relazione che durava da anni con quel ragazzo, un funzionario di banca oggi 37enne. Un noto funzionario che lavora in città e che aveva spiegato di essere stato costretto a cambiare casa. L'incubo - che si era protratto tra il 2005 e i primi giorni del 2007 - è terminato l'altro giorno con le condanne. Al padre, che aveva una posizione più grave, il giudice Puliatti ha inflitto 2 mesi e 20 giorni complessivi (tra contravvenzioni e delitti), alla figlia 1 mese e 10 giorni di arresto (doppi benefici a entrambi). Non solo. Padre e figlia, 66 e 36 anni, assistiti dall'avvocato Santi Laurini, dovranno risarcire i danni lamentati dal bancario, rispettivamente con 3.500 e 2.500 euro, più 2.500 euro di spese per la costituzione di parte civile (avvocato Teodosio). «Non posso più uscire di casa senza trovarmi seguito dall'auto del padre della mia ex - aveva raccontato il bancario - Mi segue fino al mio luogo di lavoro e talvolta mi affianca e mi minaccia, non solo a gesti. Al ritorno invece mi segue la mia ex». La relazione si era interrotta tempo addietro, a causa della eccessiva gelosia della ragazza. E quelli buoni rapporti con la famiglia si erano trasformati in un inferno. Il tutto accompagnato da telefonate e sms, inviati anche da cabine telefoniche. Particolarmente minaccioso quello del 4 ottobre 2006, quando al giovane era arrivata la minaccia di finire su una sedia a rotelle. Altri ne erano seguiti con la promessa di mantenere la parola data. Inutile era stato un esposto del dicembre di quell'anno perché dopo pochi giorni di tregua, aveva raccontato ancora il bancario, la persecuzione era ricominciata, anche con inseguimenti concordati e articolati tra padre e figlia, che si sarebbero tenuti in contatto mediante telefono. Alla fine di quello stesso mese, il bancario aveva trovato rigata l'auto posteggiata in via Ximenes. Esasperato, si era rivolto di nuovo alla polizia, lamentando che alcuni sms (in cui veniva ipotizzato un comportamento infedele sul lavoro) erano stati inviati anche al suo capo; che era stato costretto a cambiare abitudini di vita e ad adottare orari diversi. Insomma: un classico stalking, se questo reato fosse già stato introdotto all'epoca dei fatti contestati. Padre e figlia erano imputati di molestie all'ex fidanzato di lei. Il padre anche delle minacce mediante sms (quattro quelli contestati dalla Procura). Poi hanno dovuto rispondere anche dei pedinamenti della cugina della ex - che aveva dichiarato di essere solo un'amica del bancario - in numerose occasioni tra il 2006 e il 2007, o da soli o insieme. Il padre era imputato anche di tentata violenza privata perché avrebbe costretto la nipote a non frequentare più il bancario: «Se continui a comportarti così, vedrai cosa ti succede», l'avrebbe minacciata. P.S.
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