Trasporti
«Ambiente e servizi per il rilancio»
Fiora Bonelli
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BORGO S. RITA. Una delle zone artigianali che chiedono la nuova strada Ulivieri si schiera con Verdi: va fermato il declino dell'Amiata
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CASTEL DEL PIANO. Urge un nuovo programma concreto per rilanciare la montagna. «E anche se la partita in questa fase finisse zero a zero, per noi sarebbe una vittoria». La battuta è del presidente della Comunità montana Franco Ulivieri, che dopo il ciclone Verdi, sindaco di Santa Fiora riprende il filo del discorso e mette qualche puntolino sulle "I" Verdi nei giorni scorsi aveva dato fiato alle trombe mettendo a fuoco le criticità della sinistra italiana e le ricadute sulla situazione del monte Amiata, attualmente in fase di stallo. Ora a parlare è Ulivieri. «Quello del sindaco Verdi è un acuto, ma che fa parte del nostro coro e in qualche modo segnala una preoccupazione comune per l' Amiata che tutti noi che siamo ad amministrarla, viviamo quotidianamente». Dunque Verdi ha ragione se dice che la montagna è ferma. «Intanto dico con forza che Verdi non è una scheggia impazzita, ma che esprime con toni forti, il malessere di un momento estremamente delicato. I soldi non ci sono e noi soffriamo la partita. Con un grosso vantaggio che potremo sfruttare, però. E cioè la compattezza, qui in montagna, del nostro agire politico: stiamo lavorando, come conferenza dei sindaci, tutti insieme, senza beghe di colore politico. Se l'Amiata è compatta ha più forza. Poi ogni sindaco in casa sua avrà la dialettica politica che gli compete con le opposizioni, ma ora che stiamo andando verso l'Unione dei Comuni si deve pensare che questa sarà un contenitore per tutti e tutti insieme dovremo pensare a elaborare strategie e progetti futuri». Ma quali, presidente, sembra davvero tutto in bilico... «Detto fuori dai denti, la realtà è preoccupante, ma noi stiamo lavorando. Col 2007 credo si sia chiusa definitivamente un'era per l'Amiata. La stagione del rilancio dell'agricoltura con Dop, Doc e Igp, la nascita di agriturismi, di aziende legate alla campagna; poi il recupero dei centri storici e anche la stabilizzazione o l'impianto ex novo di piccole imprese, oltre a quelle storiche già sul campo, nel nostro comprensorio. In questa fase si è badato alla cultura con la nascita e l'input per il sistema museale che per noi poco non è. Ora questa epoca è conclusa». E non potendo navigare a vista, quali possibilità e puntando su quali settori, l'Amiata si può salvare e non chiudere bottega? «Bisogna cercare dei serbatoi di lavoro. Stiamo pensando per lo meno a tre vie da percorrere: ambiente, col sistema del Parco e delle riserve naturali. Abbiamo fatto un'escursione sulla Maiella e abbiamo visto che ci potrebbero essere possibilità da imitare, con l'ipotesi di attivare qualche posto di lavoro. Puntare, poi, allo sviluppo delle nuove tecnologie, e puntare ai servizi telematici. E infine la madre di tutte le nostre priorità è la strada Paganico-Amiata. Senza di questa le decine e decine di aziende nel territorio rischiano il collasso e questo non ce lo possiamo permettere». Ma il fatto che l'Amiata viene spremuta nelle sue risorse e poi si vede sfumare l'opportunità di essere centro e rimane sempre all'angolo, non vi dà da pensare? «E' vero. Lo è per l'acqua, ad esempio. Il fatto che nasca, a Pisa, un centro di ingegneri dell'acquedotto, e il centro non resti in Amiata, per esempio, è per noi una perdita, anche se poi qui resta un gruppo di tecnici dell'acquedotto. Ma è un segnale che ci è piaciuto poco. E anche Enel, naturalmente, che qui ha le centrali geotermiche, deve fare la sua parte. Noi vogliamo vedere delle ricadute importanti in termini di occupazione nella nostra zona. Questo è, e per questo stiamo lavorando. Gli impegni ce li prendiamo tutti e credo che al tavolo di questa scommessa su cui ci giochiamo il futuro dovrebbero sedersi tutti, maggioranze e opposizioni».
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