Il Tirreno

Grosseto

Scuola, la rabbia diventa valanga

Elisabetta Giorgi
<b>SALA GREMITA </b> di precari ieri alla Cgil. A sinistra, Rosini (in piedi) e (a destra) la consigliera regionale Matergi
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SALA GREMITA di precari ieri alla Cgil. A sinistra, Rosini (in piedi) e (a destra) la consigliera regionale Matergi

Centinaia di precari in rivolta con Idv e Cgil: faranno causa al ministro

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 GROSSETO. Dalle elementari alle superiori, dal mondo della scuola di Grosseto si annuncia un boom di vertenze di massa da parte del personale "a termine" della scuola (docenti e Ata), sempre più convinto a portare in tribunale il ministro Gelmini per essere immesso in ruolo.  In duecento hanno inviato la raccomandata al ministro dell'istruzione per non far decadere i termini per il collegato del lavoro del ministro Sacconi, e ieri mattina la Cgil ha chiamato a raccolta i precari della scuola nella sala 1º maggio (170-180 presenti, anche di altri sindacati), in una bollente assemblea "preparatoria" alle future vertenze che già si annunciano fitte. Dopo un paio d'ore di discussione tra precari e sindacalisti su dettagli e cavilli da risolvere, alla fine della mattinata il bilancio è stato di duecento missive già compilate, firmate e spedite al ministro in viale Trastevere: settantasette erano quelle sottoscritte nei giorni scorsi, mentre altri hanno firmato ieri. Molti hanno preso il modulo nel corso dell'assemblea e se le sono portato a casa per compilarlo.  Ma questo numero potrebbe raddoppiare nei prossimi giorni; la scadenza fissata è il 23 gennaio.  Scopo di queste missive è quello di bloccare i termini del decreto "taglia cause", che in Italia ha inferto un duro colpo al popolo dei precari.  A seguito dell'entrata in vigore della legge 183 del 2010 (legge Sacconi), infatti, ogni lavoratore che voglia intentare una vertenza sull'interruzione del proprio contratto deve inviare una raccomandata al ministero per interrompere i termini di decadenza del ricorso.  Ma c'è un "ma". Se prima della legge Sacconi il termine per farlo era di cinque anni, ora il tempo massimo è stato ridotto a sessanta giorni. E la scadenza è proprio il 23 gennaio.  Tempi strettissimi quindi, tant'è che ieri, a sei giorni dal termine, la sala della Cgil (che ospitava la seconda assemblea "a tema" dopo quella del 9 dicembre) brulicava di docenti e personale ata (custodi, amministrativi) in fibrillazione.  Per ora la mossa è quella di bloccare i tempi della legge Sacconi. Poi ci saranno 270 giorni di tempo per valutare la possibilità di fare vertenza.  Per due ore la sala raccoglie un formicolio di voci, malumori e speranze di chi, sempre più stretto nella morsa dei tempi, insegue il sogno di una cattedra. Molti i precari da record, che hanno accumulato contratti a tempo da venti, venticinque anni, «uno all'anno».  Dalle 11 in punto si siedono e si accalcano tutti alle pareti, la porta di emergenza aperta per consentire alla folla di "distendersi" nel piazzale esterno.  Stefano Rosini e Laura Lambardi (sindacalista della Flc Cgil) espongono i "termini" della questione in tutti i sensi: non solo i dettagli ma anche le scadenze imposte dal collegato lavoro. A battezzare l'assemblea è una doccia fredda di numeri. «Negli ultimi due anni - dice Rosini - 310 contratti a termine sono stati tagliati in provincia di Grosseto e alla fine del 2011 se ne aggiungeranno altri». Seduta al tavolo c'è Paola Pippi (avvocato del lavoro della Cgil), che circondata dall'ondata di piena risponde a tutte le domande, senza sottrarsi.  Verso le 11,30 ecco il consigliere regionale Lucia Matergi che si accomoda accanto ai sindacalisti, e alle 13 una nuvola di precari prende d'assalto il tavolo dei relatori per firmare.  Sono giovani e meno giovani. Molti hanno i capelli grigi, «e tra poco andremo in pensione coi contratti a termine».  Sono due ore infuocate. «Un successone», commenta Rosini, che "fa il precario" da nove anni, e intanto è nel direttivo dell'Italia dei Valori e membro della Cgil. È lui il "caporione" che ieri, a furor di popolo, si è destreggiato tra un precario e l'altro trascinando i colleghi. Lui a fare da "pioniere" in questa dura battaglia dei lavoratori fantasma, con una campagna informativa rivolta ai colleghi anche attraverso il sito www.orgoglioprecario.it.  Alla fine, nella sua cartellina rossa, ha raccolto quel centinaio di raccomandate fotocopiate e mandate alla Gelmini. Ma, spera, «se ne aggiungeranno altre nei prossimi giorni». La battaglia al ministro è iniziata.

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