Sicurezza
Furto in pelliccia a Mediaworld
Federico Lazzotti
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MEDIAWORLD Visitato dalle ladre in pelliccia Sotto il capo delle volanti Armando Buccini Due donne volevano rubare un computer, prese mentre fuggono
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GROSSETO. Quarantenni eleganti, truccate e con indosso pelliccia e cappotto si trasformano in ladre al centro commerciale Aurelia Antica. Le hanno pizzicate gli uomini della sicurezza e gli agenti della polizia mentre cercavano di rubare un I-pad della Apple del valore di 799 euro dagli scaffali di Mediaworld. Una di loro aveva ancora il computer sotto al simil visone quando è stata bloccata mentre cercava di fuggire dal retro forzando una forza antipanico. Entrambe le donne sono state arrestate. L'accusa con la quale sono state trasferite al carcere di Livorno è di tentata rapina impropria. Da quello che hanno potuto ricostruire gli uomini della squadra volanti, le due donne sarebbero entrate al Centro commerciale intorno alle 16 di venerdì pomeriggio. «Ci hanno colpito - spiegano gli uomini della sicurezza - perché indossavno capi d'abbigliamento di dimensioni esagerate rispetto alla loro taglia». Silvana Mamome, 49 anni, originaria di Palermo ma residente del milanese, indossava la pelliccia, mentre la cugina Patrizia, 44 anni, aveva un lungo cappotto. Quando le due donne sono entrate nel negozio di elettronica si sono dirette nella zona in cui vengono esposti i personal computer. «Le abbiamo viste - hanno raccontato gli uomini del vigilanza - mentre prendevano lo scatolone con l'I-pad e lo trascinavano nel corridoio degli elettrodomestici». Qui hanno strappato il dispostivo antitaccheggio dalla scatola. «A questo punto - racconta il capo delle volanti, Armando Buccini - la più giovane delle due è uscita dal negozio, mentre l'altra si è messa in fila alla cassa con il pc nascosto sotto i vestiti». A quel punto però la centrale del 113 era già stata avvisata. È stato un vigilante a fermare la donna per chiederle di mostrargli che cosa nascondesse sotto la pelliccia. A questo punto la donna avrebbe spintonato l'uomo cercando di fuggire dalla porta antipanico. È stata fermata prima che riuscisse a raggiungerla. Dagli accertamenti della polizia è emerso che Silvana Mamone è un habitué di colpi simili. «Ha diversi precendenti - prosegue Buccini - e per questo ha l'obbligo di firma alla stazione dei carabinieri di San Giovanni». Dunque le due donne venerdì mattina prima sono andate a firmare e poi si sono dirette a Grosseto. Con chi e cosa resta un giallo. Infatti nei vestiti delle cugine non sono state trovate né le chiavi di un'auto né biglietti del treno. Chi le ha accompagnate? È questa la domanda alla quale gli inquirenti stanno cercando di dare una risposta. Ieri, intanto, si è tenuta l'udienza di convalida. Il giudice ha disposto per Silvana Mamone gli arresti domiciliari, mentre per la cugina Patrizia l'obbligo di firma nel Comune di residenza.
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