Attenzione
«Salvate la Popolare» appello per la libreria dagli Amici del Centro
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POPOLARE. La libreria e, in alto, il titolare Carlo Turolla2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Con la chiusura della libreria Popolare se ne va un pezzo di storia di Grosseto. Ed è per questo che dall'associazione Amici del Centro Storico, con la vicepresidente Maria Pia Vecchi, arriva un appello a imprenditori e istituzioni per tentare di salvarla. Perché quelle storiche vetrine non rimangano vuote. «C'è un filo rosso sottile» scrive Maria Pia Vecchi. «Un filo - prosegue - che lega il tappeto di sporcizia che cospargeva questa mattina (ieri mattina, ndr) le vie del centro cittadino, gli sportelli del metano scassinati, le fioriere rotte, alla chiusura della mitica libreria Popolare. Ed è proprio per erigere contro la barbarie dilagante una vera e propria muraglia cinese che l'associazione Amici Centro storico fa un appello a tutti i concittadini, agli imprenditori affinché diventino mecenati e venga cosi preservato questo ennesimo luogo di memoria storica e di cultura.
L'appello è rivolto anche alle amministrazioni perché si impegnino a tutelare il bene e a non disperdere quei segni che contribuiscono a conservare l'identità del nostro centro storico». Una libreria che è rimasta così com'era, senza modifiche, senza ristrutturazioni. «Ricordiamo - dice ancora Maria Pia Vecchi - come il signor Turolla ci abbia insegnato, preservando l'architettura e gli arredi originari, a coniugare in modo armonico e intelligente contenitore e contenuto, dimostrando come sia possibile riconvertire luoghi pregni di significato, ma destinati ad altro uso, reinterpretandoli e consegnandoli alla posterità.
Ha saputo, come pochissimi in Italia, da segnalare la farmacia Inglese in via de' Tornabuoni a Firenze conservata intatta alla vendita di una nota marca di scarpe, darci una bella lezione anche sulla responsabilità di ciò che propone come prodotto il libraio nei confonti della clientela seguendo forse inconsapevolmente il dettame del primo libro surrealista "Je dois apprendre aux curieux". Chi comprava alla Popolare doveva quasi intraprendere una specie di sfida con lui, il libraio: burbero come Cerbero ti dava quasi la sensazione che i libri non fossero in vendita. Lui li aveva scelti con cura per sé e gli appartenevano in modo esclusivo. Ma per te che acquistavi e poi leggevi, era doppia soddisfazione perché consapevole che su di essi si era già esercitata un'altra intelligenza. Ci mancherà il signor Turolla e le sue vetrine lasciando aperto e pressante il quesito "Cosa fare del Centro storico di Grosseto"?»
L'appello è rivolto anche alle amministrazioni perché si impegnino a tutelare il bene e a non disperdere quei segni che contribuiscono a conservare l'identità del nostro centro storico». Una libreria che è rimasta così com'era, senza modifiche, senza ristrutturazioni. «Ricordiamo - dice ancora Maria Pia Vecchi - come il signor Turolla ci abbia insegnato, preservando l'architettura e gli arredi originari, a coniugare in modo armonico e intelligente contenitore e contenuto, dimostrando come sia possibile riconvertire luoghi pregni di significato, ma destinati ad altro uso, reinterpretandoli e consegnandoli alla posterità.
Ha saputo, come pochissimi in Italia, da segnalare la farmacia Inglese in via de' Tornabuoni a Firenze conservata intatta alla vendita di una nota marca di scarpe, darci una bella lezione anche sulla responsabilità di ciò che propone come prodotto il libraio nei confonti della clientela seguendo forse inconsapevolmente il dettame del primo libro surrealista "Je dois apprendre aux curieux". Chi comprava alla Popolare doveva quasi intraprendere una specie di sfida con lui, il libraio: burbero come Cerbero ti dava quasi la sensazione che i libri non fossero in vendita. Lui li aveva scelti con cura per sé e gli appartenevano in modo esclusivo. Ma per te che acquistavi e poi leggevi, era doppia soddisfazione perché consapevole che su di essi si era già esercitata un'altra intelligenza. Ci mancherà il signor Turolla e le sue vetrine lasciando aperto e pressante il quesito "Cosa fare del Centro storico di Grosseto"?»
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