Il Tirreno

Grosseto

Coop sociali in rivolta «Un danno per la città affidare fuori i servizi»

Francesca Ferri
<strong>MUSEO. </strong>Il servizio sarà dato in gestione a una società di Parma
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MUSEO. Il servizio sarà dato in gestione a una società di Parma

De Mastro (Oasi): «Risparmio solo apparente il Comune ha il tempo di rivedere le decisioni»

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GROSSETO. Un danno sociale e un risparmio solo apparente. Le cooperative sociali e le associazioni grossetane lanciano l'allarme per la decisione del Comune di affidare gli appalti per i servizi a grosse imprese del settore a danno di cooperative sociali che, fino a ieri, trovavano lavoro ai soci svantaggiati impiegandoli negli enti pubblici.  Dopo il caso della coop Lisa, costretta a cedere la guardiania del museo Archeologico alla Colser, a scendere in campo è l'associazione Oasi, onlus che raccoglie 20 gruppi di auto mutuo aiuto di Grosseto e provincia e aiuta persone con problemi psichici a entrare nel mondo del lavoro. Che spiega: favorire colossi del settore con la giustificazione che si risparmia è sbagliato dal punto di vista economico e umano.  «È noto anche sotto il profilo scientifico - spiega la presidente dell'associazione Maddalena De Mastro - che il lavoro ha un effetto protettivo per la salute mentale di tutti, in particolare per i cittadini che la nostra associazione rappresenta e che, nell'attuale situazione di crisi economica, sono "gli ultimi tra gli ultimi"».  Il diritto al lavoro, oltre a essere principio costituzionale, è protetto dalla normativa a favore delle categorie svantaggiate (la legge 381/91 obbliga gli enti locali ad attribuire parte degli appalti a cooperative di tipo B, quelle cioè che aiutano soggetti svantaggiati) e da varie disposizioni della Regione Toscana. «È un diritto di cui si parla molto - prosegue De Mastro - ma che purtroppo è poco praticato. Negli ultimi anni la cooperazione, e in particolare le cooperative sociali di tipo B, sono state l'unica risposta concreta a questo problema.  «A quanto si capisce - spiega la presidente - la questione ha un'unica motivazione, di bilancio. Andrebbe però dimostrata la reale economicità: quante spese comporta un risparmio di 30mila euro all'anno in termini di cure da erogare, di sussidi economici e soprattutto in termini di sofferenza?».  Il Comune getta acqua sul fuoco e, circa l'affidamento dei servizi museali alla Colser, parla di una decisione solo temporanea ma che, secondo l'assessore al Bilancio Borghi, potrebbe essere confermata qualora, come hanno calcolato gli uffici, a fronte del risparmio economico sia mantenuta la qualità del servizio.  «Pensiamo - conclude De Mastro - che l'amministrazione abbia tutto il tempo di tornare a riflettere sulla propria decisione. Vogliamo solo segnalare l'importanza del lavoro e della cooperazione per i cittadini che rappresentiamo e insistere che è socialmente ingiusto che a pagare i "tagli" siano coloro che hanno più bisogno, quelle fasce deboli che si dice di voler tutelare».  E tra quelle fasce deboli non ci sono solo persone svantaggiate o con problemi psichici. Anche altri lavoratori pagano le conseguenze del "risparmio". Come spiegano i 12 soci della Tesauro, associazione nata nel 2000 che da anni si occupa della catalogazione del sistema bibliotecario provinciale, con il quartier generale alla Chelliana di Grosseto. Lo scorso settembre al posto di Tesauro anche qui è arrivata la Colser, che ha sì integrato gli addetti - come promette di fare anche al museo Archeologico con il personale Lisa - ma ha stipulato con loro un contratto multi servizi, quello cioè previsto per il personale delle pulizie, nonostante gli impiegati in biblioteca siano tutti laureati chi in archivistica, chi in biblioteconomia o materie umanistiche.

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