Il dolore
Il presidente della Comunità montana il 25 sarà in Regione al Dipartimento affari costituzionali
«Lasciati soli e l'Amiata muore»
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COMUNITÀ MONTANA Franco Ulivieri Per Ulivieri il futuro è nero: ci tolgono Apt, Ato e nessuno fa niente
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CASTEL DEL PIANO. Battaglie in vista per il Monte Amiata versante grossetano per tenere in piedi il sistema politico ed economico, che rischia, se le istituzioni non metteranno i puntini sulle "i" e magari punteranno i piedi duramente di collassare. Lo spiega, senza peli sulla lingua, il presidente della Comunità Montana Franco Ulivieri che non ha come scadenza immediata solo la trasformazione della Comunità in Unione speciale dei comuni, ma ha, con gli 8 sindaci dell'Amiata grossetana, molte questioni da dibattere. Il quadro che si delinea è è pieno di ombre: «Il 25 gennaio - afferma - andremo a Firenze. Al Dipartimento Affari costituzionali sono stati chiamati a raccolta i 13 presidenti delle Comunità Montane e i loro segretari. Abbiamo da sbrogliare molte matasse e da vedere le carte che sono, per il nostro territorio, motivi di preoccupazione e costituiscono per la nostra montagna elementi di sopravvivenza. Mi riferisco alla scomparsa degli Ato, dell'Apt e dei Consorzi di Bonifica, in particolare. Vogliamo capire, in questa politica di accentramento e di trasformazione messa in piedi dalla regione, quale destino ci aspetta. Noi - afferma Ulivieri - stiamo da tempo discutendo in seno alla Conferenza dei sindaci il sistema e l'impianto futuro della montagna. Avevamo messo in piedi una struttra fatta di punti di riferimento, come ufficio Apt che adesso sarà probabilmente chiuso. Avevamo strutturato un discorso per i Consorzi di Bonifica che oltre a garantirci un lavoro nella ripulitura di siti dei comuni, ci serviva anche per avere qualche risorsa economica. Adesso la montagna ha bisogno di avere strutture di servizio che garantiscano vivibilità e occupazione. Anche la notizia che sarà trasferita a Pisa la struttura tecnica di acquedotto del Fiora, composta da ingegneri e geometri, non ci piace affatto. La nascita di questo assett pisano ci priva di professionalità che finora erano qui e di cui avevamo la cabina di regia. Bisogna lavorare bene per non affogare. Noi abbiamo moltissime responsabilità e abbiamo bisogno di un sistema forte per garantire gli operai forestali, le cooperative di servizi, e tutto ciò che ad essi ruota intorno». L'Amiata, dunque, appare un sistema fragile per cui c'è preoccupazione forte. La popolazione continua ad invecchiare. Il poco lavoro che c'è andrebbe mantenuto anche con l'accortezza e la disponibilità da parte della Regione. «Andremo alla riunione per capire cosa comportano per noi i cambiamenti e. Ma delle certezze e il riconoscimento di un lavoro fatto sempre sul campo e senza ricompense, lo vogliamo, questo è certo. Ne va della tenuta di tutto il sistema Amiata». F.B.
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