Rinviato a giudizio il titolare Massimiliano Cantini: deve rispondere anche dello stato ansioso causato a una donna
Disturbo del sonno, Pepe Nero sotto accusa
Pierluigi Sposato
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MOVIDA L’avvocato Francesca Carnicelli e una rissa in via San Martino su You TubeLa difesa: «Non c'è alcuna prova né delle lesioni né della responsabilità del gestore»
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GROSSETO. È finita in Tribunale la guerra dei decibel che l'anno scorso aveva agitato le notti del centro storico. È finita con il rinvio a giudizio del titolare del "Pepe Nero" di via San Martino, Massimiliano Cantini, imputato di disturbo del riposo notturno: troppo alto il volume della musica, eccessivo il rumore dei condizionatori. Cantini non avrebbe inoltre impedito gli schiamazzi degli avventori. Non solo: con quel comportamento l'imprenditore 40enne avrebbe causato a una donna che abita nelle vicinanze uno "stato ansioso reattivo a disagio ambientale". In altre parole: una malattia psichica giudicata guaribile in un tempo superiore ai 40 giorni. Lesioni volontarie aggravate, secondo il Codice penale. La donna ha chiesto di essere risarcita dei danni causati. Cantini sarà processato il 19 settembre. Lo ha deciso il giudice dell'udienza preliminare Giovanni Muscogiuri, che ha accolto la richiesta della Procura della repubblica. Il fascicolo è basato sulla querela presentata da una cinquantenne, costituitasi parte civile con l'avvocato Francesco Paolo Giambrone. Ma anche sui dati della rumorosità ricavati dall'Arpat nel corso dei vari accessi effettuati. Un periodo di disturbo particolarmente lungo, quello individuato dal capo di imputazione: quasi un anno, dal marzo 2009 al 30 gennaio scorso. Era il periodo probabilmente più "caldo" della movida nel centro storico. Il difensore di Cantini, l'avvocato Francesca Carnicelli, ha contestato lungamente le conclusioni dell'accusa e della parte civile. Ha in sostanza preteso una documentazione medico-legale più puntuale, che attestasse senza ombra di dubbio la patologia di cui soffre la donna, dipendente di un ente pubblico. Ha sostenuto l'inesistenza del nesso causale. Cantini, ha detto ancora il legale, non ha alcuna responsabilità: come avrebbe potuto impedire ai clienti di fare chiasso? Nemmeno la polizia municipale, intervenuta in più occasioni, era riuscita nell'intento: e si trattava di personale in divisa. «Ho chiesto il non doversi procedere - dice l'avvocato Carnicelli - perché non vi è alcuna prova. E ripeterò queste conclusioni in dibattimento». Secondo la Procura, Cantini sarebbe stato consapevole che - con musica ad alto volume, condizionatori rumorosi e schiamazzi consentiti - stava causando una malattia psichica alla donna. L'Arpat aveva effettuato due accessi: il 9 e il 10 gennaio 2009. I valori riscontrati erano pari a 3, di poco superiori a quelli previsti dalla legge, il decreto della presidenza del consiglio dei ministri del 14 novembre 1997.
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