LAVVOCATO
Capannina, il caso non è chiuso Il terreno è tornato al Comune ma ora aspettiamo la Cassazione
Avvocato Paolo Bastianini
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Èvero che la Corte di Appello ha ordinato la restituzione del terreno su cui sorge la Capannina al Comune in quanto non ha ritenuto (in questo rovesciando il giudizio di primo grado di segno assolutamente contrario) che lo stesso fosse stato usucapito dalla famiglia che in tale terreno, alla fine degli anni'60, ha costruito le proprie abitazioni e un ristorante che ha fornito il reddito per vivere. Ma è anche vero che avverso tale sentenza è ancora pendente il termine per ricorrere per Cassazione, cosa che prima della scadenza sarà senz'altro fatta, confidando nell'esito positivo del giudizio definitivo che a tale supremo organo giurisdizionale spetta. È vero che il Comune, con un colpo di mano, ha sfondato la porta del ristorante e messo i sigilli, ma è anche vero che con ordinanza del 8 gennaio 2011, il Giudice del Tribunale di Grosseto dottoressa Paola Caporali (resa nel giudizio n.ro 5667/2010) ha ribadito che è impedito al Comune di procedere in autotutela allorquando sia ancora pendente un giudizio sulla proprietà dei beni «ciò al fine di evitare che la medesima pubblica amministrazione, con il proprio intervento, possa incidere su situazione giuridiche soggettive la cui titolarità è contestata ed affidata alla cognizione della autorità giudiziaria, sostituendosi, di fatto, a quest'ultima...». In parole semplici va chiarito, a chi legge, che il Comune ha ritenuto, sbagliando, di potersi fare giustizia da solo quando invece il giudice ha ribadito che lo stesso, come ogni altro cittadino soggetto alla legge, deve richiedere l'esecuzione della sentenza tramite ufficiale giudiziario consentendo così alla famiglia - da me rappresentata - di ricorrere per Cassazione e chiedere alla Corte di Appello la sospensione, fino all'esito definitivo del giudizio, dell'ordine di restituzione. Forti di questa decisione del giudice i miei assistiti hanno, giusto ieri, chiesto al Comune di voler con immediatezza procedere alla rimozione di ogni sigillo ed alla conseguente restituzione del possesso del ristorante. È vero che gli immobili erano abusivi, ma è anche vero che per gli stessi, come per migliaia di altri nello stesso Comune di Orbetello, è stato richiesto il condono sin dal 1985 ed è vero che la domanda di condono è stata respinta dal Comune non per ragioni di merito, ma per scelta politica, ma è, infine, vero che avverso il provvedimento di reiezione della domanda predetta è stato impugnato di fronte al Tar presso cui ad oggi pende il giudizio. Stante quanto sopra confido nella ragionevolezza del Comune (e dei suoi funzionari chiamati ad applicare le leggi) che vorrà riportare la vicenda nelle sedi opportune (la Corte di Appello ed il Tar) ed attendere sereno il giudizio definitivo della magistratura considerando anche il fatto che l'attuale sgombero e demolizione della Capannina comporterebbe per il Comune stesso e per i suoi funzionari personalmente il rischio - laddove i giudizi definitivi fossero favorevoli ai miei assistiti - di essere chiamati a risarcire l'ingentissimo danno che andrebbero a cagionare (si parla di demolire un ristorante e due abitazioni e di distruggere l'unica fonte di sostentamento di una famiglia) e si dovrebbero porre il problema di dove alloggiare due famiglie (con figli piccoli) che si troverebbero in una gravissima situazione di indigenza e di emergenza abitativa.
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