Il Tirreno

Grosseto

Udienza preliminare. L’anziano si era fratturato il collo dopo la caduta da un olivo

Morì paziente, 9 medici imputati

Pierluigi Sposato
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PRONTO SOCCORSO L’ingresso all’ospedale Misericordia

Il pubblico ministero ipotizza gravi ritardi nella diagnosi e nella cura

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 GROSSETO. Nove medici sotto accusa con l'ipotesi di omicidio colposo in cooperazione: devono rispondere della morte di un paziente a causa di un grave ritardo diagnostico e terapeutico, secondo le conclusioni della Procura. Ferruccio Fontani, di Semproniano, era finito in ospedale dopo essere caduto da un olivo nelle campagne di Roccalbegna da un'altezza di circa 3 metri, l'8 dicembre 2008. Trasportato prima al Misericordia, poi a Massa Marittima e infine a Siena, dove era stato operato, era morto il 10 gennaio successivo.  Un calvario durato un mese, trascorso da Fontani tra dolori lancinanti - come hanno ricostruito le figlie e la moglie che lo avevano accudito - perché l'anziano avrebbe riportato una frattura al collo che non sarebbe stata adeguatamente curata. Né opportunamente diagnosticata. Oggi - a distanza di due anni dal decesso - i nove medici sono chiamati a presentarsi davanti al giudice Giuseppe Muscogiuri per l'udienza preliminare.  Quel giorno, Fontani era caduto da un olivo. Era intervenuto l'elisoccorso e l'uomo era stato portato al Misericordia con un codice rosso, come ricostruito dai familiari. Era stato sottoposto agli esami specialistici del caso che non avrebbero evidenziato alcuna lesione a livello cervicale - che invece vi sarebbe stata - forse a causa di una precedente calcificazione. C'era invece, stando alle conclusioni del consulente della Procura, la frattura dell'apofisi traversa. Il codice di Fontani era diventato verde. Avrebbe avuto bisogno di un collare rigido, secondo l'ipotesi di accusa, e di essere tenuto costantemente sotto controllo per verificare la necessità di un intervento chirurgico. Fontani era passato il giorno successivo all'ospedale Sant'Andrea di Massa Marittima. Non solo non si riprendeva ma continuava a lamentare dolori indicibili. Che fare? La risonanza magnetica non era stata possibile perché il paziente non riusciva a restare fermo per il tempo necessario all'esame. L'ortopedico che l'aveva visto al Sant'Andrea segnalò che non vi erano fratture e consigliò un collare morbido da tenere per una settimana. Il 18 dicembre Fontani era stato dimesso da Massa Marittima. Ma la situazione non migliorava affatto. Anzi. Il 23 dicembre nuovo ricovero, stavolta al Misericordia. Erano comparsi sintomi ancora più preoccupanti. Secondo le conclusioni della Procura, sarebbe stato indispensabile un controllo radiologico - più semplice e rapido in attesa della risonanza magnetica che venne eseguita soltanto il 31 dicembre. Questo esame rivelò l'esistenza di una problema gravissimo di sublussazione di due vertebre: i sanitari disposero l'immediato ricovero alla Neurochirurgia ospedaliera di Siena. Qui il 1º gennaio Ferruccio Fontani fu sottoposto immediatamente all'intervento chirurgico. Intervento che tecnicamente era risultato perfettamente riuscito.  L'uomo era morto, ancora a Siena, il 10 gennaio successivo. Stando alle conclusioni del professor Vittorio Fineschi e del dottor Massimo Sottini, vi fu un'emorragia gastro-duodenale a causa della prolungata terapia con fans e cortisonica a dosaggio elevato cui il paziente fu sottoposto dal momento del trauma. La dottoressa Navarro ipotizza che vi siano state negligenza, imprudenza e imperizia da parte di tutti e nove i medici che si occuparono del caso, non avendo alcuno di essi effettuato una diagnosi tempestiva delle lesioni riportate da Fontani in seguito alla caduta e determinando così un grave ritardo diagnostico e terapeutico.  Conclusioni che non convincono i legali dei nove medici indagati che, oltre a far seguire da propri specialisti il caso già in fase di indagini preliminari e ad evidenziare la necessità di scandagliare a fondo la tempestica degli interventi di ciascuno, intendono sollecitare il giudice affinché questi disponga una perizia - con l'affidamento dell'incarico a un luminare del settore - con lo scopo di chiarire senza ombra di dubbio le cause del decesso e di verificare l'eventuale esistenza di altre patologie determinanti nella vicenda.

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