Trasporti
Chiusa la centrale dei clandestini
Francesca Gori
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LINDAGINE. Svolta dagli agenti della digos della questura Documenti falsi e viaggi organizzati dall'Afghanistan, tre arresti
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ARCIDOSSO. Una comunità di curdi tenuti sott'occhio dalla digos. La presenza di alcun afghani che avevano scelto Arcidosso per vivere. E un'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e alla falsificazione di documenti che si snodava tra Napoli, Roma, Frosinone Ancona, Siena e Grosseto. Tre gli arresti nella nostra città, quarantasette in totale le ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip del tribunale di Roma. Un'operazione che ha smantellato sul nascere uno dei futuri centri di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dall'Afghanistan. Un'operazione che è cominciata quasi per caso, la scorsa primavera, con la chiusura di un internet point di Arcidosso, gestito da due afghani che con gli questo sistema criminale, non c'entravano niente. Gli agenti della digos della questura di Grosseto erano entrati in quell'internet point per un controllo. Avevano scoperto che per quell'agenzia non c'erano i permessi. Ma dentro al locale, durante il controllo dei documenti dei due afghani, avevano notato una terza persona. Un altro uomo della stessa nazionalità dei due gestori. Avevano deciso di scavare, per capire come mai sull'Amiata c'erano arrivati tanti uomini dall'Afghanistan. Un anno prima, a Frosinone, era cominciata un'inchiesta su un traffico di droga. Al centro, anche in questo caso, un phone center. E anche qui la polizia aveva fatto la stessa scoperta: quelle agenzie erano delle vere e proprie centrali di smistamento dei migranti che arrivavano dall'Afghanistan nel nostro Paese. Dove riuscivano ad ottenere documenti falsi realizzati nel napoletano, e da dove poi partivano, una volta recuperati i soldi, verso il Nord Europa. Ad Arcidosso, secondo la digos, doveva nascere un altro centro per l'immigrazione clandestina. Una volta messi i sigilli al phone center, gli agenti hanno cominciato a verificare i movimenti di quegli uomini che lavoravano come braccianti agricoli nelle aziende della zona. Li hanno seguiti, durante i loro cambi di domicilio, hanno studiato le loro abitudini. Poi sono andati dritti al sodo. Martedì pomeriggio il primo arresto, a Bagnoli. Più tardi, il secondo, a Vagliagli, in provincia di Siena. Due uomini, uno di 23 anni l'altro di 30. Il terzo invece, che viveva ad Arcidosso, è stato acciuffato a Roma. Associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, il reato contestato. Insieme alla falsificazione dei documenti. Il meccanismo utilizzato per far entrare in Italia e per far partire poi i migranti verso il Nord Europa era collaudato. Una volta arrivati nel nostro Paese via Bari o via Roma Fiumicino, gli afghani venivano accolti dai loro connazionali che provvedevano a procurare loro documenti falsi. Ma anche ad organizzare loro gli spostamenti su e giù per il Paese acquistando biglietti del treno o prenotando taxi, per chi qualche soldo in più ce l'aveva, utilizzando carte di credito clonate. Coordinati dalla dirigente della digos Daniela Corbo, gli agenti della questura hanno seguito tutti i passi che avrebbero portato anche sull'Amiata alla nascita di una vera e propria centrale operativa. Una centrale che soltanto a Roma ha permesso l'ingresso in Italia e la partenza verso il Nord Europa di centinaia di afghani. Tra loro anche tanti minori. I tre afghani che vivevano ad Arcidosso erano tutti regolari. Il permesso di soggiorno infatti, lo avevano ottenuto per motivi umanitari (oggi protezione sussidaria).
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