Il Tirreno

Grosseto

«Errori sì, ma l'Arci è cresciuta»

Guido Fiorini
«Errori sì, ma l'Arci è cresciuta»

Giuliani: conti a posto fino al 2007, pagata l'inesperienza manageriale

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Non ci sta a passare per il presidente di un Arci con i conti in rosso. Perché dopo 18 anni passati a guidare l'associazione, Marco Giuliani ha anche una serie di conquiste da elencare. Non ultima - spiega - la crescita dell'"azienda sociale Arci", capace di creare alcune strutture importanti in Provincia e un'agenzia formativa che funziona. Ma Giuliani ha anche da togliersi qualche sassolino dalle scarpe, prima di tutto per come è stato messo da parte dalla politica.  Come esce Giuliani dalla presidenza dell'Arci? «Intanto credo che sia naturale e fisiologico che dopo 18 anni ci sia un rinnovamento. E lo dico prima di tutto riconoscendo che, almeno negli ultimi tre anni, sono stati fatti errori di cui mi assumo la piena responsabilità, anche se, peraltro, sono stati condivisi con tutto un gruppo dirigente. E sono errori che, al di là di un problema nella "selezione del personale", derivano da un processo di crescita dell'Arci che non abbiamo saputo ben governare».  L'associazione è cambiata. «C'è stato un processo che ha portato alla trasformazione dell'Arci da associazione dei circoli a impresa sociale. In questo periodo noi abbiamo fatto investimenti importanti, come l'acquisto dei locali di via Ugo Bassi (dove c'è anche il circolo Khorakhané, ndr), la costituzione dell'agenzia formativa, la realizzazione di progetti importanti nel comune di Cinigiano: uno su tutti, il centro giovani. Abbiamo vinto bandi e dato lavoro ad alcune decine di persone».  E gli errori? Da dove nasce il rosso? «Purtroppo non siamo stati bravi a fare impresa. Ci sono mancate persone dotate di cultura manageriale. E in questo contesto gli enti pubblici hanno avuto sempre meno risorse da utilizzare nel sociale. Però fino al 2007 i bilanci erano a posto poi, quando siamo cresciuti, abbiamo iniziato anche a trovare i rubinetti chiusi (si è interrotto anche un flusso da Fondazione Mps, ndr), alcuni pagamenti sono arrivati in ritardo, abbiamo perso una gara importante e avevamo il mutuo da 450mila euro per via Bassi da pagare. Insomma, ci siamo trovati in difficoltà».  Il rapporto con la politica? «Finché c'erano i Ds l'Arci faceva comodo perché portava voti alla "casa madre". Con l'avvento del Pd questo ruolo si è ridotto, con tutto quello che viene di conseguenza».  Ma l'Arci non è un partito. «No, ma è comunque un'associazione politica, che ha le proprie posizioni. Penso alle infrastrutture, all'ambiente, ai Cie, in vista delle elezioni ci aspettiamo prese di posizione chiare dai candidati. Si dice che di Cie ne possa nascere uno a Grosseto, cosa ne pensano i nostri amministratori di Centrosinistra? Io, ad esempio, sono contrario alla Tirrenica lontana dall'Aurelia. E anche alle logiche distorte che stanno alle spalle di scelte che sembrano trovare tutti d'accordo. L'esempio lo lego ancora all'autostrada. Qualcuno mi vuole spiegare perché questa è di interesse nazionale, quindi va oltre le logiche del territorio, e l'aeroporto no? Sono per lo scalo civile, ma perché farne uno anche a Siena e uno a Viterbo?»  E sul piano personale, la politica? «Lasciamo stare. Sono sempre stato coerente con una certa sinistra, infatti sto con Vendola. Ma l'ho pagato fin dall'inizio, non volendo mai passare nella maggioranza del Pd, rinnegando le mie idee come hanno fatto altri. Alla fine sono anche rimasto fuori dalla giunta Bonifazi, nonostante ci fosse un accordo che il sindaco ha tradito. Ho tanti "amici" che non perdono occasione per remarmi contro, gente che la poltrona ce l'ha. Ma il problema non sono io, è un altro».  Quale? «Non vedo la società civile in questa città. A Grosseto la politica è debole, a dettare le linee sono le associazioni che, una a fianco all'altra, fanno i loro legittimi interessi. Ma le intelligenze dove sono? La società civile, il mondo della cultura, l'associazionismo, cosa esprime in città? Eppure il programma di Bonifazi era "cultura e sociale": non mi pare che ci sia tutto questo fermento. Anzi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa