Il dolore
La piana di Scarlino al centro delle polemiche: analisi ok, ma situazione critica
Arpat bacchetta le aziende
Alfredo Faetti
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ARPAT. I rilievi al Puntone «Nessuna colpa sulla moria di pesci, ma più controlli»
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SCARLINO. «Una situazione critica»: sono parole dell'Arpat di Grosseto riguardo al canale Solmine. L'agenzia spiega in un dossier che ad oggi non è possibile collegare la moria di pesci e molluschi con gli scarichi industriali del Casone, ma richiama le aziende a un controllo costante sulle acque del canale. Dopo il frastuono seguito alla strage di fauna marina del 27 dicembre sul litorale, l'Arpat mette le cose in chiaro. Almeno per ciò che la riguarda. «Sono stati prelevati campioni e determinati parametri chimico-fisici nelle acque marine antistanti la Polveriera e nelle acque del canale» spiega l'agenzia, ma i «parametri determinati sul posto non presentavano valori anomali». I valori ricavati, quindi, e altri fattori, come l'assenza di organismi morti nel canale (che in altre occasioni si erano presentati in larga quantità), «non consentono, al momento, di mettere in relazione con certezza la moria con l'emissione di reflui dal comprensorio industriale». Questo è quanto le analisi fatte sulla moria di molluschi e pesci. Ma l'Arpat, in questa vicenda più volte chiamata in causa, vuole anche spiegare come le attività sul canale Solmine siano «pianificate come monitoraggio volto a verificare con regolarità le acque scaricate e ad individuare gli elementi di criticità verso l'ecosistema». La situazione, però, è tutt'altro che rosea. «Nei primi mesi del 2009 si è verificata una modesta moria nel canale che tuttavia ha indicato il permanere di una situazione critica che richiede un'attenta gestione da parte delle aziende». Già, perchè l'Arpat «non potrà mai garantire il presidio 24 ore su 24» e per questo «ribadisce la necessità che le aziende provvedano ad installare un sistema di controllo in continuo della qualità delle acque», soprattutto dei parametri chimico fisici e della tossicità mediante bioindicatori, da accompagnare a «un sistema automatico di campioni» e a una loro conservazione per cicli di 24 ore. «Sarebbe così disponibile un sistema integrato di monitoraggio, capace di controllare in continuo la qualità delle acque che si immettono in mare» e di avere «la disponibilità di campioni orari raccolti nelle utlime 24 ore per la ricerca di sostanze contaminati». Ma chi è che scarica nel canale? È l'agenzia stessa a spiegare che lì «scorre acqua prevalentemente marina, utilizzata per il raffreddamento degli impianti». E gli impianti sono quelli di Nuova Solmine, Scarlino Energia e Huntsman Tioxide, a cui c'è da aggiungere gli scarichi del «depuratore dei reflui urbani di Follonica». Questo però non ha impedito che il canale si sia trasformato, nel tempo, «in un vero e proprio ecosistema». Da sottolineare anche come nel biennio 2009/10 i controlli sugli scarichi siano risultati tutti a norma (almeno quelli di cui sono state terminate le analisi).
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