Il Tirreno

Grosseto

A Pitti rinasce l'ex Mabro

dall'inviata Ilenia Reali
<b>SPERANZE IN FIERA.</b> L&#146;imprenditore Andrea Barontini allo stand della Mabro a Pitti Uomo
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SPERANZE IN FIERA. L’imprenditore Andrea Barontini allo stand della Mabro a Pitti Uomo

Il futuro dell'azienda scritto nel marchio e nelle strategie

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 FIRENZE. Le vestaglie azzurre c'hanno messo le loro mani magiche. L'imprenditore pratese Andrea Barontini, per ora, c'ha messo la faccia. Perché per metterci i soldi ci sarà ancora da aspettare che tutti i conti del satellite di aziende che costellano la storia recente della Mabro, tornino.  Si parla del 31 gennaio come ultima scadenza per il passaggio di mano della maison del marchio grossetano ma, al di là dei passaggi burocratici, "finché la barca va, lasciala andare". E ieri, nel giorno di apertura della kermesse internazionale della moda Pitti Uomo, Mabro non mancava. Con Barontini nel ruolo del padrone di casa.  Barontini il vestito che indossa è firmato Mabro?  «No è un abito sartoriale toscano. Non c'era il tempo per confezionarlo. Siamo qui perché Fidi Toscana è riuscita a ottenere lo stand ben oltre la scadenza per l'iscrizione. Prometto, la prossima volta solo abiti Mabro. Negli stand e indosso».  Quando potrà ordinare il suo primo vestito?  «Avrei dovuto già averlo. Si era detto che il passaggio ci sarebbe stato a fine dicembre, poi l'11 gennaio, ora il termine è slittato al 31 gennaio».  Ma lei è pronto?  «I prossimi giorni saranno decisivi. Dovremo terminare il piano industriale e domani ci sarà un incontro a Firenze con Fidi Toscana per essere aggiornati sugli ultimi sviluppi».  Ma lei Mabro la prende?  «Non è un caso se sono qui, se ho voluto capire di cosa questa azienda avesse bisogno e ho cominciato a farlo. Gratuitamente. Ci sono cose che si devono fare e non possono slittare. Una è Pitti Uomo. Ho quindi scelto le stoffe con lo staff di Mabro e abbiamo realizzato una parte della collezione. Non c'era certo il tempo di fare tutto e allora abbiamo deciso di valorizzare quello che avevamo: la professionalità delle lavoratrici».  Parla da unico proprietario.  «Se andrò avanti da solo o con altri è presto per dirlo. Fidi Toscana sta continuando le trattative con un'azienda di Peccioli e una di Arezzo (la Sabatini e la Gpa ndr). Se loro accetteranno il nostro piano ben vengano. A oggi ho ricevuto una richiesta per salvare l'azienda insieme ad altri colleghi. Io sono andato avanti: mi sono girato e non mi seguiva nessuno. Io ci sono. Gli altri solo se condivideranno le nostre strategie».  Tra i nomi che si fanno ci sono anche i soci di Abbigliamento Toscana.  «Favilli, Benassi e Bosco hanno dato la loro disponibilità a collaborare. Qualora si manifesti l'esigenza so che posso contare su di loro. Va detto che hanno fatto il possibile perché il progetto vada in porto».  Lei parla di convergenza sulla valorizzazione del marchio. Nel dettaglio cosa metterà nel piano industriale?  «Quando parlo di valorizzazione del marchio intendo dire che la priorità sarà la realizzazione di abiti firmati Mabro e non con i nomi dei clienti finali. Non rilevo questo marchio per utilizzarlo prevalentemente su capi prodotti col nome d'altri. Si dovrà andar fieri del nome Mabro. Mabro deve essere sinonimo di eccellenza, dovrà essere riconoscibile e presente in tutti i negozi che contano».  Facile a dirsi. Alle spalle ci sono già esperienze fallimentari. Qual è l'errore da non ripetere?  «Si era investito prevalentemente sull'abito sartoriale e non sull'etichetta. Quindi si erano percorse strade diverse. Ci sono clienti che vogliono gli abiti ma con il logo dei loro negozi. Dovremo convincerli a puntare su Mabro».  Insisto. Come?  «Con un'imponente campagna pubblicitaria. Con un'azione forte e importante. La puntualità nella consegna non basta. Dobbiamo enfatizzare il lavoro che c'è dietro ogni abito».  Mi viene in mente il Marchese Coccapani e la scelta di Claudia Schiffer come testimonial. Fu un botto. E aggiungo: in tutto questo il Conte Gaddo come c'entra?  «Penso a qualcosa di simile a quell'esperienza. Gaddo Della Gherardesca è un bel nome. Sul rilancio lavorerà un gruppo di professionisti che studierà la parte promozionale: se il Conte vorrà fare questo percorso con noi sarò contento».  Parliamo di soldi. Quanto le costerà Mabro?  «Ancora non lo so».  Impossibile. Se a fine gennaio si concretizza...  «Ci sono cose da mettere a posto. Ho avuto qualche giorno fa la perizia sul valore del magazzino: circa 2 milioni di euro. Dovremo fare la controperizia e capire cosa ci serve e inoltre dovremo valutare il danno che la newco si porterà dietro dalla gestione passata. Tenga a mente che parte della collezione dell'inverno non è stata consegnata e quella estiva non lo sarà per niente. I clienti dovranno recuperare fiducia ma sicuramente il primo anno non potremo rifare gli attuali 11 milioni di fatturato. Variabili che cambiano le cifre».  

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