La manifestazione
Il conto in sospeso col consulente
Fra.Go.
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PM. John Woodcock Accusatore di Ciancimino e indagato per massoneria
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GROSSETO. Bryan B. Arandjelovic è un serbo che vive a Roma. E che è finito al centro di due grandi casi italiani. È stato superteste nell'inchiesta della Procura di Palermo su Massimo Ciancimino per l'importazione di gas del Kazakistan. E sempre per i suoi legami con l'est, è finito nell'indagine del pm Woodcock del 2007, archiviata qualche mese fa, sulla massoneria deviata, che lo vide come indagato insieme a 23 persone. Anche lui, è nella lista dei creditori dell'ex Mabro. Il nome di Arandjelovic è in fondo alla prima pagina della lista dei creditori dell'ex Mabro. Un nome che qualche dubbio lo fa venire. Soprattutto, un nome che costringe a farsi delle domande. Perché un'azienda di abbigliamento deve pagare un uomo che è finito nell'inchiesta di Woodcock (poi archiviata) sulla massoneria? La risposta va cercata nell'interesse che aveva l'azienda a sbarcare sui mercati internazionali. Su quello russo, dove si è affacciata insieme ad altre imprese grazie al Consorzio Toscana Loft, organizzato e voluto dalla Regione. La Movies prima e la Royal Tuscany poi ci avevano provato. L'ex direttore commerciale dell'azienda, ai tempi della presidenza di Antonio Di Pietrantonio, aveva conosciuto Arandjelovic a Roma. Il serbo si era presentato come l'uomo giusto per spianare la strada all'apertura di negozi e store nei paesi dell'Est. Arandjelovic però, i suoi contatti se li è tenuti ben stretti. E dopo mesi di trattative e un compenso fissato a quasi duemilacinquecento euro al mese, la società decise di chiudere questa trattativa. Di incontri ce ne sono stati diversi. Ma fatti, pochi. E ora, restano da pagare quei quasi dodicimila euro. Il compenso per una consulenza che non ha però portato alcun beneficio all'azienda di abbigliamento di via Senese. Le strade di Grosseto e di Belgrado, quindi, si sono incrociate a Roma. Dove venivano fissati appuntamenti con uomini d'affari dell'Est Europa che però, puntualmente, non si presentavano a quelle riunioni di lavoro. La società grossetana quindi smise di pagare quei compensi a Bryan Arandjelovic. Anche perché quei pagamenti, andavano "a vuoto": Arandjelovic riscuoteva uno stipendio, ma in cambio offriva poco alla Mabro. Una collaborazione che è andata avanti da settembre 2008 a giugno 2009. Durante la quale, nonostante le buone intenzioni, fu fatto poco per sbarcare all'estero. A Mosca c'erano arrivati, ma con il consorzio creato dalla Regione Toscana.
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