Il Tirreno

Grosseto

Accecato dalla gelosia picchia e minaccia la compagna

<strong>VIOLENZA.</strong> Tra le mura di casa
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VIOLENZA. Tra le mura di casa

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Una convivenza finita da qualche mese. Un uomo, una donna e i loro due figli. Ma anche telefonate, inseguimenti e minacce. Poi le botte.  Per mesi un cinquantunenne che vive in città ha reso la vita della sua compagna un inferno. Accecato dalla gelosia, l'ha pedinata, l'ha seguita ovunque. L'ha tempestata di messaggi e telefonate, in ogni momento del giorno e della notte. L'ha offesa e l'ha minacciata.

«Se ti trovo con un altro uomo, anche un amico, vi tronco a tutti e due», le avrebbe detto.  La donna, esasperata e ferita dopo mesi di persecuzioni, lo ha denunciato. Stalking, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali.  Nell'aula del tribunale di Grosseto, il il giudice per l'udienza preliminare Pietro Molino si è trovato di fronte l'ennesimo caso di violenza, vittima una donna. Che però, per il bene dei due figli, dopo essersi costituita parte civile al processo, ha deciso di ritirare quelle denunce.  L'unico capo di imputazione rimasto in piedi è quello per stalking.  La donna, difesa dall'avvocato Francesca Cima, avrebbe avuto tutte le ragioni del mondo per andare avanti nel processo. Ma il suo cuore di madre le ha dato più coraggio della certezza della legge.  L'ex compagno della donna infatti, era stato rinviato a giudizio. Un giorno, accecato dalla gelosia e dall'ira, le ha tirato una testata al volto, spaccandole la sopracciglia. Nove giorni di prognosi, sul referto del Misericordia.  Altre volte l'ha presa a schiaffi, una volta le ha tolto gli occhiali da vista mentre la donna era al volante della sua auto. L'ha tamponata, per impedirle di allontanarsi, di andare via da tutta quella violenza, fatta di strattoni per costringerla ad appartarsi con lui, anche in città, e picchiarla di nuovo.

Di tutto questo, in aula, è rimasto soltanto il rinvio a giudizio per stalking. La donna, attraverso il suo avvocato, Francesca Cima, ha ritirato tutte le denunce che aveva presentato in quei mesi di violenza cieca.  Ha scelto di accettare un risarcimento danni. Non per le botte prese - spiega il suo avvocato - ma perché quei soldi erano parte degli alimenti che l'uomo non aveva versato per il mantenimento dei suoi due figli. E per non veder condannato il padre dei suoi due bambini. L'udienza si è chiusa con un non luogo a procedere e con rinvio a giudizio. L'unico reato rimasto in piedi, quello di stalking.

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