La protesta
Dop di Seggiano, Savelli non ci sta
Fiora Bonelli
L'assessore: «Il nostro marchio non può essere scippato dalla Peregrine»
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SEGGIANO. Giù le mani dalla Dop "Seggiano". Batte i pugni sul tavolo l'assessore della Comunità montana Amiata grossetano Simone Savelli, dopo una serie di prese di posizione oltre che del presidente del Consorzio di tutela dell'olio di olivastra Dop, Oriano Savelli, anche di comuni cittadini. Per ultima si è alzata la voce di Giulio Raffi che ha denunciato la vendita dell'olio seggianese a sottoprezzo a sostegno dell'illustre e sudatissimo marchio. La querelle è presto detta: l'olivastra seggianese acquisisce il marchio Dop ma non si può commercializzare all'estero con la denominazione Seggiano, perché già un'altra azienda di una famiglia inglese, Peregrine Trading, sull'Amiata, lo fa da anni. Avvocati in campo e problema aperto e scottante per tutta l'Amiata. «Il 2010 ha portato il riconoscimento della Denominazione di origine protetta dell'olio "Seggiano", a coronamento di sei lunghi anni di lavoro che ha visto impegnati il Consorzio di tutela, le amministrazioni locali degli otto Comuni, della Comunità montana e della Provincia». Ma a fronte di questo successo, Savelli ricorda che si sono subito aperte due questioni: bisogno di lanciare l'olio dop sul mercato europeo e dunque necessità di avere a disposizione un grosso quantitativo di prodotto certificato e querelle etichetta. Come se non bastasse, quest'anno, c'è stata troppa produzione di olio e dunque «questo problema ha provocato alcuni episodi di vendita dell'olio sottocosto - spiega Savelli - e vendere a meno di 6 euro al litro l'olio di olivastra vuol dire rimetterci, ma non solo. Vuol dire lanciare al mercato un segnale di debolezza e di disorganizzazione dei produttori, che devono avere il coraggio di dire no a vendite sottoprezzo. Perché l'olio di olivastra, aggiunge Savelli, per le sue peculiarità e per la difficoltà di raccolta, non può essere venduto a meno di 10 euro e si può scendere a 9-8 euro nelle annate di abbondanza ma non di più. L'olio Dop invece ha un prezzo minimo di circa 20 euro al litro e si vende in confezioni al massimo da 500 ml se non inferiori per dare modo al consumatore di apprezzarne il valore». Ma c'è anche l'altro problema, quello della contesa per la griffe "Seggiano". Ancora Savelli spiega che «c'è stata l'opposizione avanzata dalla Peregrine Trading, circa la registrazione della Dop "Seggiano" in quanto tale denominazione è anche il marchio della loro azienda. È bene chiarire, sottolinea Savelli, che la certificazione Dop è oramai un dato di fatto e che nessuno la può più contestare (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il 26 marzo del 2010). Ciò che si contesta è la sua registrazione, cioè la possibilità della sua commercializzazione all'estero, in quanto in conflitto con un altro marchio simile registrato in Inghilterra a metà degli anni '90. E anche qui a mio avviso occorre fare quadrato e andare avanti senza indugi o tentennamenti, nessuno può scippare il nome "Seggiano" ai seggianesi e al loro olio. Sono vent'anni che Seggiano aspetta questo momento, non importa chi è arrivato prima, chi è stato più furbo andando a registrare un marchio in Inghilterra o chi invece ha perso tempo discutendo sul disciplinare e sulla giusta percentuale minima di olivastra da ammettere. La Dop si chiama Seggiano, punto e basta. E lo dico - tuona Savelli - in qualità di assessore della Comunità Montana, come capogruppo del consiglio comunale di Seggiano, come segretario del Partito democratico di Seggiano e come socio del Consorzio di Tutela. Noi su questo non facciamo assolutamente retromarcia».
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