Il Tirreno

Grosseto

LUTTO A SCARLINO

Addio al pittore Sorcio, stroncato in piazza da un malore

Alfredo Faetti   (ha collab. Giancarlo Grassi)
Una bella immagine del pittore
◗
Una bella immagine del pittore

2 MINUTI DI LETTURA





 SCARLINO. Lo chiamavano "il Sorcio" e a Scarlino lo conoscevano tutti. È morto ieri mattina, con ogni probabilità a causa di un malore, proprio in Piazza Garibaldi, nel centro del suo amato borgo. Al secolo era Viliano Vecchiarelli, pittore storico del paese. Lo pseudonimo derivava dal suo nonno materno.  «Ma non so perché» spiegò una volta l'artista. Nato il 15 febbraio del lontano 1926, Vecchiarelli si è spento ieri mattina di fronte ai suoi compaesani. È uscito di casa poco prima delle 10 per andare in farmacia, così come racconta un muratore al suo posto di lavoro in quella zona. Tornato indietro, il pittore ha iniziato a sentirsi male, fino ad accasciarsi a terra, proprio nel centro storico di Scarlino. Lo stesso muratore ha visto il mancamento di Vecchiarelli e ha chiamato il 118, ma era troppo tardi.  «E' stato contattato il magistrato per togliere la salma, come si fa in questi casi» racconta il sindaco Maurizio Bizzarri. Se Viliano Vecchiarelli ha dovuto arrendersi alla morte, il Sorcio, con i suoi grandi baffi bianchi, continuerà ad essere ben presente a Scarlino. Non solo nella mente di coloro che lo hanno amato, ma anche sulle pareti di mezzo paese. Era un pittore autodidatta, che ha seguito una propria crescita artistica. Iniziò a dipingere con il carbone, mentre lavorava ancora ragazzo con suo padre come boscaiolo. «I soggetti da disegnare la mia fantasia li andava a scovare ovunque - ha scritto una volta - Mi divertiva molto e sentivo che potevo fare di meglio». La sua fortuna sono stati i quadri in sughero. I soggetti sono diversi, ma tutti caratteristici del territorio: nature morte, animali e scene di caccia, una delle sue grandi passioni. Il Sorcio diversi anni fa andava a caccia al cinghiale "al balzello", ovvero di notte, quando vigeva il divieto. Segno di un'anarchia spirituale che non conosce regole o divieti.  Alla fine della sua carriera le mostre delle sue opere si contano a decine, sparse ovunque: Scarlino, Follonica, Grosseto, Viareggio, Firenze. Da qualche anno, poi, il pittore aveva variato la sua arte, spostandosi dai soggetti tipici a quelli astratti. Un vero artista insomma, capace di cambiare la propria ispirazione nella costante ricerca di qualcosa di nuovo.  «Con lui se ne va un'epoca. - commenta Franco Agresti, pittore che con Il Sorcio ha allestito diverse mostre - Era l'unico rimasto di quella generazione che ha vissuto due civiltà: quella contadina dei campi, dei boschi, delle cacce, delle tradizioni e delle antiche memorie, nelle quali lui riversava, coi suoi quadri, messaggi di serenità e saggezza d'altri tempi».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze