Proteste
Povertà, la vera sfida del 2011
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NUOVE POVERTÀ. La terza età fa sempre più i conti con la crisiSempre più famiglie in difficoltà. Anche per mangiare
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GROSSETO. Le polemiche politiche vanno e vengono, e passate le bufere i problemi tornano a sprofondare nel silenzio. Per fortuna però in quel silenzio c'è chi lavora e raccoglie frutti. Come nel caso dei senzatetto di Grosseto, su cui tante parole negli anni scorsi si sono spese e per i quali ora si cominciano a intravvedere soluzioni durature. A suscitare infinite discussioni, si ricorderà, fu la questione della necessità di dotare Grosseto di un dormitorio pubblico. Discussioni che si accendevano di solito all'indomani di una tragedia, del ritrovamento di questo o quel clochard ucciso da freddo e stenti in uno dei tanti rifugi di fortuna della città. Il grande dormitorio prima o poi verrà realizzato, a cura della Diocesi, in zona Uliveto. Ma intanto, per evitare che nell'attesa si consumassero altri drammi, una fitta e silenziosa rete di persone, istituzioni e associazioni si è mossa per costruire un sistema alternativo con il quale fronteggiare l'emergenza. Comune, Sds, Coeso, Querce di Mamre, Caritas, parrocchie, volontari hanno così creato un reticolo diffuso di luoghi dell'accoglienza. Un percorso non facile, ostacolato spesso dalle resistenze del vicinato, che non voleva ingombranti presenze sotto casa, ma anche degli stessi clochard, molti dei quali sono diffidenti rispetto a strutture organizzate. Alla fine, però, dopo un paio d'anni di crescita e rodaggio, ora il sistema sembra funzionare. I 15 posti letto nelle stanze del Comune in via De Amicis sono, in queste gelide notti d'inverno, quasi sempre pieni, così come non manca l'accoglienza, ancor più discreta, in diverse parrocchie. In questo modo, oggi, i circa 20 clochard "stabili" di Grosseto possono tutti essere aiutati. E a parte un gruppetto di "irriducibili" che non vuole rinunciare alle sue abitudini di vita randagia ed è ormai stanziale in stazione, molti degli anfratti cittadini un tempo abitati dai disperati ora sono fortunatamente vuoti. «Siamo soddisfatti - ammette il sindaco, Emilio Bonifazi - ma moderatamente. Si può fare di più». Non a caso a breve verrà messo a disposizione anche un appartamento in via Emilia (5 posti letto), ma la preoccupazione del sindaco e degli operatori del disagio adesso è tutta puntata su un'altra emergenza. La grande crisi infatti, in Maremma e a Grosseto sta facendo sentire i suoi effetti peggiori proprio in questi mesi. E al di là dei "clochard abituali", ora si affaccia alle porte della povertà una folla sempre più vasta di persone "normali". Gente che ha perso il lavoro (1500 posti in meno, quest'anno in provincia) e che magari una casa ce l'ha, ma non ha soldi per mangiare. È il popolo (dalle 20 alle 40 persone al giorno) che bussa alle porte della mensa Caritas o del Cottolengo ogni giorno per un pasto caldo, per un vestito, per una razione di cibo. Il Comune, la settimana scorsa, proprio per questa emergenza ha dato un contributo di 20mila euro alla Caritas. Ma sono gocce, in un oceano che sembra destinato ad allargarsi nei mesi a venire. Far fronte a questa marea del disagio è la sfida che attende Grosseto nel 2011.
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