Il Tirreno

Grosseto

Il Progetto sta perdendo la... Speranza

Guido Fiorini
<strong>A SCUTARI.</strong> Silvana Vignali (al centro) con alcuni dei suoi assistiti
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A SCUTARI. Silvana Vignali (al centro) con alcuni dei suoi assistiti

L'associazione fondata a Scutari da Silvana Vignali è in grossa crisi «Finiti i soldi del Governo. E la solidarietà si è scordata di noi»

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GROSSETO. Un progetto internazionale di solidarietà, che da anni porta avanti con passione Silvana Vignali, assistente sociale in pensione, grossetana che ha scelto di fare la volontaria a Scutari in Albania, rischia di naufragare dopo 16 anni di impegno e di lavoro.  Da oltre un anno, infatti, all'associazione "Progetto Speranza", non arrivano più i contributi di due euro al giorno per assistito garantiti dalla convenzione con lo Stato. Pochi soldi, ma sufficienti a mandare avanti la casa famiglia, i laboratori, il centro diurno. Senza quei pochi soldi l'associazione rischia di chiudere i battenti e i ragazzi assistiti di tornare in strada.  «Ci lavoro da 16 anni - racconta Silvana, che in Italia ha lavorato per la Provincia e per la Asl - e l'esperienza ci ha consentito di dare una speranza a giovani handicappati, orfani biologici e sociali, ospiti di "lager" statali. Insomma, abbiamo iniziato a trattarli come persone e non come cose senza valore».  Il progetto è cresciuto negli anni e adesso l'associazione ha 56 dipendenti che lavorano come educatori, istruttori e animatori. Sono state realizzate 7 case-famiglia che, ad oggi, ospitano 59 disabili fra i 10 e i 32 anni, due laboratori, un centro diurno di terapia, un campeggio marino che, in 4 turni, accoglie circa 400 persone.  «Non solo - dice ancora Silvana - tutte le attività diurne sono aperte anche ai disabili che vivono in famiglia e a quelli che vivono nelle altre associazioni no-profit di Scutari. Ma ora siamo in grossa difficoltà».  Il Progetto Speranza si è sviluppato grazie alla solidarietà internazionale. Lo Stato ha stipulato una convenzione con l'associazione nel marzo 1998 per "l'accoglienza nelle Case-Famiglia di minori disabili, orfani o abbandonati, ospiti degli orfanotrofi" e ha garantito soltanto minimi contributi fino al 31/12/2008, momento in cui alcune funzioni amministrative relative ai servizi sociali, sono state trasferite dal Governo ai Comuni. Di fatto dal primo 2009 il progetto non ha più ricevuto il budget. Contemporaneamente il venir meno a livello mediatico dell'emergenza "Albania", ha reso sempre più difficile il coinvolgimento dei tradizionali sostenitori del progetto cosi come è difficile trovarne dei nuovi.  «Paghiamo gli stipendi in ritardo, le assicurazioni, le utenze, lo stesso con le fatture dei fornitori. Stiamo cercando di ridurre le spese all'osso. E non possiamo dimettere i maggiorenni, perché non hanno parenti che li accolgono. Se dovessimo chiudere la maggior parte di loro passerebbe la vita in manicomio, in carcere o in strada. Il rischio, se non riusciamo a far passare il messaggio che il "Progetto Speranza" è una causa da sostenere, è veder vanificato un impegno di 16 anni. Chiediamo quindi un sostegno, non solo economico, ma anche mediatico, per ritrovare almeno una parte di quei sostenitori che per anni ci hanno aiutato». In particolare il progetto, per anni, è stato supportato da gruppi parrocchiali, Caritas, associazioni laiche e cattoliche, privati e anche dalla Cei.

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