Il dolore
Vandali all'assalto del presepe
Fiora Bonelli
Prima "rapiscono" il Bambinello, poi mutilano le altre statue
3 MINUTI DI LETTURA
CASTEL DEL PIANO. Distruggono le statue del presepe di Piazza Garibaldi, rubano il Bambinello dalla culla, lasciano un messaggio provocatorio e fanno ritrovare Gesù in una chiesa del centro storico. E il Parroco lancia una controffensiva provocatoria. È accaduto a Castel del Piano, dove vandali guastafeste, nella notte di Capodanno, hanno provato a sciupare l'atmosfera gioiosa di questi giorni. E soprattutto della suggestiva festa in piazza organizzata dall'amministrazione comunale per la notte dell'ultimo dell'anno. Vandali che oltre a lasciare bottiglie di vetro spaccate e sudiciume vario in piazza Garibaldi, hanno voluto sbeffeggiare il presepe (e non è la prima volta), mozzando le mani alle statue che si trovano dentro la capanna fatta di legno e frasche di abete, che per tutto il periodo natalizio resta a disposizione dei visitatori nella piazza. Un presepe costruito ogni anno dagli operai comunali, dove vengono disposti cinque grandi manichini a grandezza quasi naturale, con la Madonna, Giuseppe, i Magi e Gesù Bambino e che è il luogo prediletto di decine e decine di bambini e di visitatori. Ebbene, la capanna nella notte di capodanno è stata "visitata" dai teppisti. A dire il vero già un paio di anni or sono vennero mozzate le mani alla Madonna, e la statua fu risistemata da Paola Filoni, la pittrice che cura l'abbigliamento dei manichini. Ma quest'anno i "festeggiamenti vandalici" sono iniziati in anticipo, da qualche giorno: infatti, già da due o tre giorni la culla della capanna era rimasta vuota e il Bambino rubato. Il parroco don Giovanni Zecca, una mattina aveva trovato al posto del Bambinello un biglietto con su scritto: "Cercatelo a chi l'ha visto!". Ma poi era stato lo stesso parroco a ritrovare Gesù Bambino avvolto in uno straccio, davanti all'altare della Madonna di Loreto in Chiesa Piccina, nella parte più alta del paese vecchio di Castel del Piano. Finita qui? Macché. La mattina di Capodanno don Giovanni è rimasto ancor più esterrefatto e sgomento: «Al mattino presto - racconta - sono andato davanti alla capanna, perché sospettavo qualche danno. Ma non credevo ai miei occhi quando ho visto che la maggior parte dei manichini non avevano più le mani. Nella notte di San Silvestro i vandali, o il vandalo che sia, hanno oltrepassato la rete di protezione e si sono dati alla pazza gioia. Le mani sono sparite, a parte qualcuna che comunque è rotta in modo irreparabile. Per fortuna che nella culla vuota il Bambino non ce lo avevo rimesso e lo avevo portato a casa mia, per salvarlo da ulteriori oltraggi. Non dico neppure - conclude don Giovanni Zecca - che non c'è più religione. Dico solo che non esiste più il rispetto della cosa comune e che è impossibile salvarsi da tutto questo. Tanto che io sono stato costretto a tenere chiuse, durante l'anno, quasi per tutto il giorno, le chiese del paese, eccetto una che viene sorvegliata dagli stessi parrocchiani e a volte neppure questo basta».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
