Il Tirreno

Grosseto

L’INTERVENTO

L'Amiata non è il paradiso né per i lupi, né per le pecore servono soluzioni serie

Dott. Lucia Morelli   Sorano
<b>LA STRAGE.</b> Lupi che aggrediscono le pecore
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LA STRAGE. Lupi che aggrediscono le pecore

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 Anni fa, mi giunse la notizia che nel Monte Amiata erano riapparsi i lupi e nel mio intimo vissi l'emozione che i suoi boschi avrebbero riacquistato l'antico, perduto splendore con la loro apparizione, quale mitica presenza, nel paradiso da cui l'uomo li aveva cacciati.  A distanza di anni tocco personalmente, con mano, una situazione di ben diversa coloritura: drammatica, questa volta, sia per i lupi che per le pecore e i loro allevatori.  È noto che per il lupo - specie protetta dal codice penale - non è previsto l'abbattimento di selezione, come avviene ad esempio, normalmente, per i caprioli.  Questi lupi - li ho visti con i miei occhi - sono povere bestie stremate che nei paesi amiatini vengono sistematicamente, furtivamene uccise, spesso nei modi più crudeli nella lotta per la sopravvivenza tra l'uomo e l'animale. Ciò nondimeno migliaia di pecore vengono straziate sotto gli occhi delle atterrite compagne e l'impotente sgomento degli allevatori (sul web ci sono foto impressionanti). Alla faccia del paradiso!  A salvaguardia degli allevamenti non esistono soluzioni praticabili, dal punto di vista dei costi degli impianti e della fatica umana. E così pure non c'è risarcimento che tenga all'angoscia quotidiana che si prova nell'andare dai propri animali con l'ansia di trovarli decimati, dispersi e straziati. Chi scrive ha provato e prova tutto questo qui, a Sorano: due mesi fa, alle otto del mattino, ho trovato due lupi che stavano divorando vivo, ad iniziare dalla pancia, senza averlo precedentemente almeno scannato, il mio montone, felice marito delle mie uniche tre pecore che abitano, a fini esclusivamene affettivi ed estetici, il mio altopiano.  Noi possiamo anche ringraziare quanti, tra i politici, ci vorrebbero regalare il sogno di immaginare le pendici del Monte Amiata come il paradiso salvifico del lupo e che di questo sogno hanno fatto un valore identitario. Occorre considerare però che il sogno, non supportato da una realtà fattuale, realisticamente praticabile, è solo uno strumento di seduzione, foriero del dolore del risveglio: quel dolore che prova il lupo nei morsi della tagliola e sotto i colpi del bastone che l'uccide; una tagliola messa da un pastore affaticato e disperato a difesa del suo gregge atterrito.  Io chiedo, ai sostenitori della protezione a oltranza del lupo, di avere per lui amore vero, e quindi rispetto, impegnandosi a garantirgli una vita nei luoghi e nei modi in cui può essere da lui al meglio vissuta.

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