Il Tirreno

Grosseto

Finestre con vista sulla discarica

<b>NELLA ROULOTTE.</b> Ape (al secolo Michele Rossi) con la compagna
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NELLA ROULOTTE. Ape (al secolo Michele Rossi) con la compagna

Protestano gli abitanti di viale Sonnino: «A volte ci minaccia anche»

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 GROSSETO. Sul futuro di Ape, sull'ordinanza del sindaco Bonifazi (che ha disposto, nei giorni scorsi, la rimozione di auto e roulotte nell'area-discarica dove vive Michele Rossi) si divide la politica. Ma il quartiere è più che mai compatto e soddisfatto. Il primo cittadino ha tradotto in atti la volontà e le istanze di centinaia di grossetani che vivono qui e vogliono la chiusura del campeggio-retrò e la bonifica della zona. Club Méditerranée, così qualcuno, con ironia, ha ribattezzato il "circo" creato da Ape, ma c'è poco da fare i simpatici. Siamo andati in viale Sonnino ad incontrare chi, con Michele Rossi, ci fa i conti da quasi 20 anni e adesso è esasperato. Sono decine le finestre, i balconi, con vista sulla collezione-officina. Molti di più i grossetani che raccontano di aver assistito a docce in costume adamitico, a barbecue e fuochi accesi a due passi da taniche di benzina, insomma un'occupazione non più tollerabile nel cuore di una città. «Questo - racconta un anziano che in viale Sonnino ci vive da prima dell'alluvione - è diventato il luogo più brutto e degradato di Grosseto. Mi meraviglio che ci siano politici che difendono certe persone. Forse non sanno che Rossi è capace di brutti scherzi a noi che viviamo nel quartiere, che a volte ha atteggiamenti strafottenti, minacciosi. Basta guardare cosa ha scritto su quella roulotte». «Più mi rompete le palle, più aumentano le macchine». Il messaggio di Ape, tracciato con lo spray nero sulla carrozzeria consunta di una vecchia Adria, è chiarissimo. «Il Rossi ormai ci conosce tutti, sa a chi fare i dispetti, con chi prendersela - spiega un condomino del civico 92 - è a conoscenza del fatto che ci siamo rivolti spesso alle autorità, alle istituzioni, per risolvere la questione. Ovviamente chiediamo politiche inclusive, ma qualcosa bisognava fare». Dalle finestre dei condomini intorno al Club Mèditerranée, nel degrado complessivo, spicca alla vista la Simca Talbot di colore rosa, lo Squalo marrone, il 127 taroccato in pick-up con la scritta Camera-car. E poi i caravan, pile di pneumatici, oggetti di ogni tipo che ormai hanno invaso gli spazi circostanti l'area dove in origine - nel 1994 - Ape si era insediato. Controcorrente Maurizio Chielli, uno dei leader del movimento cittadino Per il Bene Comune. «Suscita un sorriso amaro il fatto che le misure contro il degrado - da parte del Comune - prendano avvio proprio da qui, dimenticando le Mura, il Piazzalone di Barbanella, la Pista di Pattinaggio, l'ex Garibaldi, l'ex Cinema Marraccini, l'ex Ospedale, l'ex Foro Boario, per non citare Marina e Principina. Mettendo a confronto questi luoghi, nasce il sospetto che Bonifazi si sia impegnato sul caso Ape per altre ragioni».

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