Il Tirreno

Grosseto

A Castel del Piano stasera si rivive la nascita di Gesù

Un tuffo all'indietro con il Presepe vivente

Fiora Bonelli
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LA NATIVITÀ. Gesù Bambino nella grotta

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 CASTEL DEL PIANO. Per il diciannovesimo anno consecutivo, stasera a partire dalle 21, a Castel del Piano si aprirà il sipario sul Presepe vivente, uno spettacolo che sebbene abbastanza diffuso in Toscana, tuttavia è l'unico nella zona montana della provincia di Grosseto.  Unico soprattutto per molti elementi che raramente si trovano coniugati insieme negli altri presepi della regione: numero altissimo di figuranti, gran parte del centro storico del paese picchettato e occupato e per una notte riprende miracolosamente vita, offerte enogastromiche storicizzate e inserite all'interno della storia evangelica, mestieri rivisitati dal vero, riproposizione di spaccati evangelici e di storie dentro la storia, come, ad esempio, il banchetto nella reggia di Erode.  Complesso il lavoro collettivo guidato e coordinato da Paola Monaci, con una macchina organizzativa che non è facile mettere in moto e armonizzare senza intoppi. Eppure, alla fine, tutto è sempre scivolato via con grande facilità: i ruoli e i compiti dei più di 200 figuranti, la ricostruzione precisa e quasi maniacale degli ambienti, i fatti e gli spazi storici, i colori, le musiche orientaleggianti. Nella notte Santa la comunità di Castel del Piano si autorappresenta e coralmente accoglie la buona novella. Ma non solo, perché, soprattutto, la comunità condivide concretamente con persone di altre etnie e di altre religioni il messaggio di pace che viene dalla nascita di Gesù. Ed anche questa multi- etnicità e multi religiosità fa del presepe vivente di Castel del Piano una sacra rappresentazione specialissima nel nutrito panorama di rievocazioni della notte del Natale. Culture profondamente differenti eppure, qui, in grado di coesistere, come accade, ad esempio, nell' ambiente della "Taberna" su cui spicca il motto luterano "Edamus, bibamus, gaudeamus" (mangiamo, beviamo, godiamo) e che ospita rappresentanti di tutti i paesi amiatini, e poi napoletani, albanesi e altri. Dall'ingresso di Porta Spennazziana, a metà corso, si sale per le scale di pietra dentro il centro storico e il visitatore è risucchiato indietro nel tempo di 2000 anni. Si arriva alla capanna utilizzando le viuzze, i vicoli e gli slarghi del borgo medievale, in un'atmosfera che ha il sapore di una Betlemme in miniatura, con le musiche arabe dei Maram e quest'anno con l'accompagnamento di un vero zampognaro e dei ragazzi della scuola di musica. Soste, locande e spettacoli, possibilità di rifocillarsi con alimenti cucinati sul posto, figuranti e pubblico che interagiscono per rivivere l'incanto di quella notte. Il visitatore sarà anch'egli l'attore che entrerà nelle taverne, assaggerà il vino, si farà largo fra le pecore, darà l'elemosina ai mendicanti e ai lebbrosi, interrogherà i chiromanti, entrerà nella reggia di Erode, e così fino alla capanna, laddove tutto l'itinerario è diretto.

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