Attenzione
«Questa riforma così com'è non funziona»
Elena Caramelli
I presidi scrivono alla Provincia: avete fatto solo calcoli matematici
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GROSSETO. I dirigenti scolastici della provincia di Grosseto non ci stanno. E dopo essersi riuniti nel proprio coordinamento provinciale esprimono forti perplessità sulle ipotesi avanzate dalla riforma numero 233, che prevede l'attuazione di alcune modifiche alla rete scolastica provinciale. I dubbi dei dirigenti sono legati alle caratteristiche demografiche, geografiche, economiche, socio-culturali, nonché all'organizzazione politico-amministrativa delle nostre realtà comunali. Nel nuovo provvedimento si ridefinisce la personalità giuridica degli istituti di istruzione, qualora le singole scuole non raggiungano gli indici di riferimento basati su consistenza della popolazione scolastica, caratteristiche demografiche, orografiche, economiche e socio-culturali, estensione dei fenomeni di devianza giovanile, complessità di direzione, gestione e organizzazione didattica. E i docenti e i dirigenti scolastici affermano che «il documento della Provincia sembra più il frutto di un mero calcolo matematico e burocratico, piuttosto che un piano di modifica attento alla continuità didattica e alle esigenze specifiche territoriali dei vari quartieri e comuni coinvolti». Attualmente la città si trova divisa in 4 direzioni didattiche e 3 scuole medie, mentre la riforma verte sul cambiamento in 6 istituti comprensivi, i quali vedranno accorpate le scuole di infanzia con le primarie e le medie, senza però - lamentano i presidi - tener conto della difficoltà nella stabilità del percorso formativo di ciascun alunno e del rispetto della progettualità territoriale. Questa riorganizzazione comporta lo spostamento di molti docenti, con disagi per quest'ultimi e scontenti fra alunni e genitori. I responsabili scolastici, peraltro consapevoli delle difficoltà di un progetto rivoluzionario così considerato, sottolineano anche che tutte le ipotesi avanzate sul nuovo assetto organizzativo non sono state discusse con alcun dirigente, ma portate direttamente sul tavolo della Regione. «La mancanza di comunicazione - spiega uno di loro -, risulta nociva alla strutturazione di un futuro ridimensionamento scolastico, poiché solo con la collaborazione di chi è vicino alla vita scolastica effettiva e reale si è in grado di avere una visuale ampia e un quadro d'insieme efficace nel riassumere delle esigenze amministrative capaci di migliorare il servizio offerto agli alunni e agli insegnanti». I responsabili scolastici hanno in progetto di riunirsi nuovamente entro gennaio per discutere, in caso di un coinvolgimento più forte da parte della Provincia, nuove ipotesi che interessino tutti i punti della modifica della scuola, anche se sono consapevoli che il loro parere non è vincolante agli enti locali nell'intraprendere decisioni definitive. Del resto quella che al momento appare solo come una bozza, eseguita su vecchi dati da rielaborare, sarà completamente effettiva solo tra 2 anni per le scuole primarie, mentre le riforme degli istituti superiori verranno attuate in circa 1 anno, dando tutto il tempo necessario ai dirigenti scolastici per avanzare le loro idee e opinioni alla Provincia. I responsabili scolastici firmatari, contrari alla 233, sono: Cristina Alocci, Maria Luisa Armillei, Adriano Arzilli, Assunta Astorino, Giuseppe Bartali, Fiorella Bartolini, Renato Benfi, Graziana Bongini, Loretta Borri, Paola Brunello, Alfonso De Pietro, Cinzia Machetti, Patrizia Matini, Roberto Mugnai, Nicola Ottaviano, Barbara Rosini, Marcella Rossi, Nunziata Squitieri, Giancarlo Stoppa, Rosa Tantulli.
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