Il Tirreno

Grosseto

Dopo l’infuocato consiglio del 22 dicembre Cerulli ritira le deleghe a Claudio Busonero: «Fiducia finita»

Il sindaco caccia l'assessore ex fedelissimo

Renzo Wongher
<strong>LO SCONTRO </strong>In alto l’ex assessore Claudio Busonero A sinistra il sindaco Arturo Cerulli
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LO SCONTRO In alto l’ex assessore Claudio Busonero A sinistra il sindaco Arturo Cerulli

Bufera sulle concessioni demaniali: maggioranza a rischio all'Argentario

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PORTO S. STEFANO. La giunta Cerulli perde un altro pezzo. Dopo Claudio Fanteria e Azelio Bagnoli ora è il turno di Claudio Busonero. "Espulso", quest'ultimo, dal sindaco dopo la drammatica seduta di consiglio comunale del 22 dicembre scorso. L'annuncio lo dà lo stesso Arturo Cerulli convocando una conferenza stampa nel giorno della vigilia. «Tutti sanno cosa è successo in consiglio comunale», esordisce il sindaco. «Un assessore è uscito dall'aula facendo mancare il numero legale. Senza voler entrare in polemiche inutili dirò che già precedentemente a quello che è successo la sera del 22 dicembre avevo capito che forse si era incrinato il rapporto di fiducia fra il sindaco e uno degli assessori. Quindi ho ritenuto che fosse il caso di chiudere questo rapporto di fiducia, e ho ritirato la delega di assessore a Claudio Busonero. Sono dispiaciuto perché Busonero è stato uno dei miei punti di forza che mi ha accompagnato dai primissimi giorni, mi riferisco alla prima campagna elettorale, quella appunto del movimento delle Voci. Claudio ne era uno dei cardini. È stato in lista con me allora, è stato in lista con me la seconda volta, è stato assessore dal primo giorno in cui sono stato eletto. Oggi non faccio altro che prendere atto di una situazione cambiata». Dissidi personali? Macché. Un vero e proprio caso politico. Cerulli auspica infatti «che ritorni un rapporto positivo fra la giunta comunale e il gruppo de Le Voci». Ma precisa che lo scontro c'è, ed è pesante. «Il gruppo è nato in un certo modo e si è spostato secondo me da un'altra parte. Quindi io mi sento sempre parte integrante di questo movimento e come me molti dei miei consiglieri comunali. Il movimento delle Voci è apartitico. Al suo interno siamo in tanti. Oggi questo movimento è governato da una segreteria che secondo me non è vicina a questa amministrazione, o quanto meno non lo ha dimostrato in questo ultimo periodo. Ecco che allora il provvedimento relativo all'assessore non riguarda solo l'assessorato ma riguarda anche altre posizioni che andremo a definire nei prossimi giorni».  In gioco, dunque, non c'è solo questa o quella poltrona, ma la sopravvivenza stessa di una maggioranza che in consiglio ormai conta su numeri risicatissimi. E Cerulli lo sa: «Qualcuno - ammette - dice che mi sto scavando la fossa da solo. Io però ribadisco di essere sereno, di voler fare il sindaco in un certo modo. Se poi in questo modo non è possibile farlo, sono pronto a tornare da dove sono venuto». Perché, conclude, «io non voglio fare il politico di professione. Cerco di mantenere la maggioranza salda e di andare avanti, ma sono pronto a qualunque cosa. Continuare con una sorta di precarietà mi sembrava scorretto anche nei confronti di quelli che invece nei miei confronti sono fedeli fino in fondo. Le cose vanno discusse nelle sedi dovute, in quelle sedi si può essere d'accordo e non d'accordo, ma alla fine si dovrà fare una sintesi e se c'è maggioranza su questa sintesi la stessa maggioranza la deve sostenere fino in fondo». Parole chiarissime, aria di bufera.

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