Sicurezza
Sgominata la banda dei videopoker
Francesca Gori
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BOTTINO. Un momento della conferenza stampa e il ricco bottino sequestrato dalla polizia Inseguimento da film sulle colline finito con l'arresto di tre uomini
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GROSSETO. Oltre cinquanta colpi in due anni, soltanto a Grosseto e dintorni. Numeri che potrebbero ancora crescere. Lo pensano in questura, dopo l'arresto di tre uomini accusati di far parte di una vera banda organizzata che ha svuotato e distrutto decine e decine di videopoker e di macchine cambiasoldi in tutta la provincia almeno negli ultimi due anni. Un'indagine lunga, che si è conclusa con gli arresti di martedì mattina. Un'indagine che ha avuto una svolta a metà novembre quando una barista di Grosseto ha trovato il sistema antifurto del suo locale manomesso. I sensori erano stati coperti da una pellicola attaccata con il nastro biadesivo. E controllando le immagini del sistema di videosorveglianza, nascosti per due notti dentro il locale, gli agenti hanno individuato i tre moldavi. Poi hanno incrociato i dati con quelli raccolti durante i controlli straordinari del territorio, intensificati negli ultimi mesi. Ed hanno fatto bingo. Due di loro, erano stati già controllati dalla polizia. Gli uomini della questura sapevano chi cercare, quindi. Ma dovevano prenderli con le mani nel sacco. Per notti intere hanno battuto le strade della Maremma, sono saliti sul Monte Amiata, sono arrivati a Roccalbegna, una volta anche a Saturnia. I tre moldavi arrivavano nei paesini più sperduti della provincia, controllavano che i bar avessero porte secondarie, si trattenevano per veri e propri sopralluoghi. Poi, la notte, entravano in azione spaccando le porte dei locali e portando via le slot machine e le macchine cambiasoldi che venivano scassinate, svuotate e abbandonate poco lontano dai bar. Lunedì sera, l'ennesimo pedinamento. Questa volta sulle colline sopra Massa Marittima. A Monterotondo, i tre avevano preso di mira il bar Icché c'è c'è. Poco lontani c'erano gli uomini della sezione antifurti, che hanno sentito dei colpi. Poco dopo hanno visto i tre uomini con le slot in fondo a una scarpata, in un piazzale, che stavano facendo razzia di tutti i soldi contenuti nei videopoker. Hanno aspettato che i tre salissero in auto, hanno dato l'allarme ai loro colleghi ed è cominciato un inseguimento che si è concluso con un arresto da film. Una dozzina di poliziotti impegnati, alcuni nascosti nei cespugli lungo la regionale 439, altri con le auto in borghese. Sono stati loro a simulare un incidente nel cuore della notte su quella strada. Un incidente che ha costretto la Volvo station wagon con i tre uomini a fermarsi. Non hanno fatto in tempo a capire cosa stava succedendo che gli agenti sono usciti dai cespugli, hanno aperto le portiere dell'auto e hanno tirato giù i tre uomini, ammanettandoli. Nell'auto in fuga da Monterotondo Marittimo c'erano quattromila euro in monete, un cric, un piede di porco e qualche mazzuolo. Nelle case dei tre moldavi, regolari a Grosseto e residenti in città, gli agenti hanno trovato altro denaro in contante, oltre al cappellino che uno dei tre indossava durante il sopralluogo al bar quando è stato manomesso l'allarme. Secondo gli investigatori comunque, i tre moldavi non erano soli. La polizia sta infatti cercando altre due persone che potrebbero far parte della banda dei videopoker. Banda composta da uomini tutti sotto i trent'anni, che vivono a Grosseto con le famiglie. Due di loro sono sposati e hanno figli piccoli. Senza lavoro, se non qualche occupazione saltuaria (dichiarata) nell'edilizia e nell'agricoltura, avevano trovato il modo per racimolare uno stipendio che permettesse loro di mantenersi e di pagare bollette e affitti. I tre uomini sono stati portati subito al carcere di via Saffi, dove oggi si terrà l'udienza di convalida degli arresti.
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