La manifestazione
Amiata senza neve, è polemica
Fiora Bonelli
Bisconti (maestri da sci): «Impianti per quella artificiale inadeguati»
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AMIATA. Sull'Amiata la neve non c'è, né naturale né sparata. Lo scirocco ha sciolto inesorabilmente tutto, nonostante i cannoni la scorsa settimana abbiano sparato in abbondanza. Perciò sull'Amiata dove si è sciato per un solo fine settimana, adesso si aspetta l'abbondante nevicata di Natale. Come da previsioni, dovrebbe essere sufficiente per fare natale e Capodanno bianchi e con gli sci ai piedi. Una situazione, comunque, fino al momento attuale, assai incerta e altalenante, negativa per tutti gli operatori della montagna e che ha fatto saltare i nervi al gruppo di maestri di sci amiatini, a nome dei quali così commenta Giacomo Bisconti, presidente del collegio maestri di sci toscano: «Il Natale è alle porte e ancora ci sono serie incertezze sull'apertura degli impianti di risalita dell'Amiata, la stazione del sud della Toscana, nel periodo natalizio. Questo ha gravi ripercussioni sull'occupazione, in particolare per i tanti maestri di sci presenti in zona. L'andamento altalenante delle temperature del mese di dicembre, afferma Bisconti, con repentini passaggi dal freddo polare al caldo vento di scirocco, non ha certo favorito il lavoro degli operatori». Ma secondo Bisconti non è solo colpa della stagione, ma anche delle infrastrutture e dell'organizzazione. E poi c'è la disattenzione dei politici e delle istituzioni: «Dobbiamo rimarcare il fatto - aggiunge Bisconti - che a questo andamento climatico negativo si sommano i purtroppo annosi ritardi infrastrutturali e organizzativi della stazione, che ne impediscono il decollo. Ci preme in particolare sottolineare l'inadeguatezza delle strutture per l'innevamento programmato, insufficienti a produrre neve in abbondanza e capace di reggere ai cambi di temperatura. In questa situazione a farne le spese sono i lavoratori del settore, in particolare i mastri di sci presenti in zona, soprattutto quelli giovani e che non hanno altre occupazioni nel periodo invernale, che sono quindi costretti a emigrare verso altre località dell'Appennino e delle Alpi per poter svolgere una stagione regolare. Penso in particolare a un gruppo di 15/20 giovani (25 anni l'età media) la cui condizione costituisce una indubbia emergenza occupazionale in un territorio già non felice sotto questo punto di vista. Un'emergenza che però passa innosservata, segno ulteriore della scarsa considerazione in cui è tenuto il territorio montano. Ci auguriamo che su questi aspetti si possa incentrare l'attenzione del mondo politico».
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