Il Tirreno

Grosseto

L’imprenditore accusato di corruzione per le Grandi opere è tornato in libertà dopo nove mesi

Abusi edilizi, sentito Piscicelli

<strong>ABUSI </strong>Uno degli edifici sequestrati dai carabineiri Accanto Francesco Piscicelli con Fabio De Santis
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ABUSI Uno degli edifici sequestrati dai carabineiri Accanto Francesco Piscicelli con Fabio De Santis

Nel mirino della polizia le intercettazioni durante il blitz all'Argentario

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ARGENTARIO. Francesco De Vito Piscicelli, l'imprenditore romano accusato di corruzione nella maxi inchiesta sull'affidamento delle Grandi opere è tornato in libertà ieri mattina quando ha lasciato la sua villa dell'Argentario dove ha trascorso quattro mesi agli arresti domiciliari. Ma prima di tornare a Roma - confermano i suoi legali - è stato ascoltato dalla polizia nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione e nell'affidamento dei lavori nel Comune dell'Argentario dove sono indagati in 45 tra amministratori, funzionari e committenti.  Al centro dell'interrogatorio effettuato nella villa dell'imprenditore, l'intercettazione registrata dai Ros di Livorno e trascritta nel faldone in cui gli investigatori esaminano i rapporti tra lo stesso Piscicelli e Fabio De Santis, ex provveditore alle opere pubbliche in Toscana, in relazione ai lavori di ristrutturazione della villetta di quest'ultimo all'Argentario.  È il 27 febbraio dello scorso anno, l'Argentario è nella bufera: la polizia ha appena eseguito una ventina di ordinanze di custodia cautelare che riguardano politici e amministratori. Piscicelli parla al telefono. «Hai visto che si è scatenato? Hanno arrestato tutti, roba da matti. Abbiamo fatto bene a non andarci a quella parrocchia».  Secondo gli inquirenti «la parrocchia» di cui parla Piscicelli è quello che il pubblico ministero di Grosseto Stefano Pizza, titolare dell'indagine, definisce nell'ordinanza di custodia cautelare un «sodalizio criminale». Un sistema attraverso il quale sarebbero state gestite, per anni, le opere e i permessi di urbanizzazione nel Comune di Monte Argentario.  Al vertice di quel «sodalizio» - sempre secondo gli inquirenti - una triade composta dall'ex vicesindaco e assessore all'urbanistica Massimo Castriconi, in carica fino al giugno del 2007 e da due architetti: Angelo Collantoni e Vincenzo Gabrielli titolari di un noto studio professionale a Monte Argenatario e allo stesso tempo membri del collegio ambientale che di volta in volta doveva rilasciare i permessi per costruire. Il 9 dicembre scorso era in programma l'udienza preliminare per i 45 indagati, ma il giudice è stato costretto a rimandare per un problema di notiche.  Gli agenti della polizia giudiziaria hanno cercato conferme di quanto i carabinieri avevano registrato. Piscicelli conosceva la "parrocchia"? Che cosa sapeva? Chi ne faceva parte? Dice Piscicelli all'amico imprenditore a cui ha affidato i lavori di ristrutturazione della villa sul Promontorio. «Abbiamo fatto bene a non andarci a quella parrocchia lì eh. Sapesse quante volte me l'hanno detto: "ma perché non va lì, non dar retta lascia stare"». La risposta dell'interlocutore è laconica: «hanno fatto una pulizia», ancora di più quella di Piscicelli: «non tutti i mali vengono per nuocere vedi, era meglio stare senza licenze».

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