Il Tirreno

Grosseto

«Il partito è ostaggio di se stesso»

Guido Fiorini
<strong>PROTAGONISTI.</strong> A sinistra l’ex presidente della Provincia Lio Scheggi. A destra la segretaria provinciale del Pd, Barbara Pinzuti
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PROTAGONISTI. A sinistra l’ex presidente della Provincia Lio Scheggi. A destra la segretaria provinciale del Pd, Barbara Pinzuti

Lio Scheggi rinuncia al posto in direzione. E chiede un cambio di rotta

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GROSSETO. La politica non può essere un "patto fra postulanti", ma deve ritrovare energia e freschezza. A partire dal Pd, ancora legato a schemi vecchi, ad "azionisti di riferimento" che muovono le pedine nel partito. A pochi giorni dalle nomine dei segretari provinciale e dell'Unione comunale, Lio Scheggi esce allo scoperto. E spiega perché ha rinunciato a un posto in direzione, con una lettera peraltro inviata alla segretaria il 15 novembre scorso. E soprattutto dice cosa non gli piace della politica grossetana e del suo partito, a pochi mesi dalle amministrative.  Allora Scheggi, non è in direzione. Come mai? «Non ci sono perché ho rinunciato. Nessuno mi ha chiesto preventivamente la disponibilità, l'ho saputo solo dai giornali. Sono a disposizione della segretaria Pinzuti, se vorrà, ma senza incarichi».  Solo questi i motivi? «Non solo. Ho pensato che la mia nomina non fosse in linea rispetto ai criteri richiamati in assemblea: rinnovamento, equilibrio di genere, rappresentanza territoriale. Certo non rappresento il rinnovamento e donna non sono. E per partecipare al congresso sono stato "ospitato" da Roccastrada, quindi non rappresento il territorio».  Come mai ha fatto il delegato di Roccastrada? «Semplice. La mia presenza fra i delegati di Grosseto avrebbe alterato in modo chiaro il "patto di sindacato" faticosamente raggiunto fra gli "azionisti di riferimento" del partito a Grosseto».  Sindacato e azionisti. È politica questa? «No, per nulla. Ormai da anni, anche prima dell'avvento del Pd, gran parte delle energie del gruppo dirigente grossetano sono impegnate in equilibrismi e tatticismi per definire "patti di sindacato" interni, peraltro spesso rimessi in discussione sulle base delle richieste e delle esigenze di un gruppo o di un altro. Siamo all'autoreferenzialità, il partito è ostaggio di se stesso. Per eleggere il segretario comunale ci sono volute due liste e due programmi, ma a sostegno della stessa persona. C'è insoddisfazione. E al tempo stesso si evita il confronto vero, in modo che nessuno perda spazi acquisiti. O perda spazi di trattativa per il futuro».  E questo cosa comporta? «Anche il sindaco si è lamentato dell'eccesso di particolarismi no? L'ha fatto in assemblea, con forza. E come succede in Comune, avviene nel partito. Mancano i riferimenti chiari, gli orientamenti. E lo paghiamo, con rallentamenti di azione di governo e incertezze, soprattutto dove siamo maggioranza. Per le pressioni di questo o quel gruppo, mancano spesso scelte chiare. E alla fine il problema è che la gente non capisce».  Serve un cambio di passo? «E in fretta. Del resto le energie ci sono. Penso alla bella manifestazione a Roma di qualche giorno fa, anche al fervore attorno alle iniziative di Matteo Renzi. Non dimentichiamo che fra pochi mesi si vota in Maremma, in Comuni importanti».  Quale potrebbe essere una buona soluzione? «Credo nel valore di alcuni giovani. Non mancano nel nostro partito. Basta che non rovinino tutto come hanno fatto a Gavorrano, dove un gruppo giovane si è impantanato su vecchie logiche. Però penso a Barbara Pinzuti, alla Bramerini, a Marras, a Sani, anche il sindaco Bonifazi è giovane. Devono avere coraggio, devono essere loro i punti di riferimento, anche per coloro che sono più giovani di loro. E devono rompere la logica dei patti di sindacato per l'autoconservazione. Serve un patto solidale per riprendere a dare risposte ai cittadini».  Una curiosità. Cosa pensa Lio Scheggi delle primarie? «Che si facciano o no, basta che ci sia una regola certa. Che vale sempre. Possibile che si vada a corrente alternata? Si sono imposte per l'assessore regionale uscente, che già Rossi voleva riconfermare, e non si fanno per il sindaco uscente. Percorso difficile da capire per la gente».

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