Il Tirreno

Grosseto

Individuato dalle telecamere. Lui si difende e dice: «È stata solo una sciocchezza»

Chiedeva il pizzo ai negozi

Pierluigi Sposato
<b>INDAGINI.</b> Guardia di finanza
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INDAGINI. Guardia di finanza

Pensionato a giudizio con l'accusa di tentata estorsione

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 GROSSETO. I caratteri scritti a macchina e incollati su un foglio: la richiesta variava di poco a seconda dei destinatari, ma il senso era chiarissimo. La richiesta di un pizzo. Tentata estorsione ai danni di quattro esercenti grossetani è l'accusa per la quale Gianni Roberto Brondi, 68 anni, originario di Pisa, è stato rinviato a giudizio per il 23 maggio.  Lui, interrogato da indagato, ha sostenuto che si è trattato di uno scherzo. Una sciocchezza. Ma il giudice Molino non è al momento convinto della versione di Brondi - visto che si è trattato di un gesto ripetuto quattro volte - e ha demandato al dibattimento il compito di accertare la colpevolezza dell'uomo. A lui era arrivata la guardia di finanza, dopo aver esaminato i filmati delle telecamere del sistema di videosorveglianza. Si vedeva una persona che infilava dei biglietti sotto la saracinesche: un negozio di alimentari, uno di telefonia (l'unico che si è costituito parte civile), uno di oreficeria e uno di computer. Zona: via Oberdan. Epoca: giugno dell'anno scorso.  «Cinquecento euro alla settimana e vivi e lavori tranquillo, ci faremo vivi noi, niente polizia: le disgrazie sono sempre pronte», diceva il biglietto trovato dal titolare del negozio di generi alimentari. «Quindici euro al giorno non sono poi molti se ti assicurano una vita tranquilla al riparo delle cattiverie umane» era scritto nel biglietto recapitato al negozio di telefonia. «Assicurazioni vesuviane, una piccola tangente per stare in pace, ci faremo vivi noi, non fateci diventare cattivi» era invece il testo dei messaggio trovati dall'orefice e dal titolare del negozio di computer. Erano i primi giorni del giugno 2009.  Preoccupati, gli esercenti (quattro quelli che avevano sporto querela) si erano rivolti alle forze dell'ordine, ritenendo che vi fosse realmente una richiesta mafiosa. Così le fiamme gialle si erano procurate le immagini degli impianti di videosorveglianza esterna: e in alcune di queste si vede un uomo - poi identificato per il pensionato - che intorno alle 5,30 del mattino del 4 giugno si avvicina con un foglio o una busta di colore bianco che poco dopo infila nella porta del negozio. Un lavoro di riscontro tra immagini e persone che frequentano la zona e la guardia di finanza era giunta a identificare Brondi. Assistito dall'avvocato Amarugi, il pensionato si era fatto interrogare. Era presente anche all'udienza preliminare dell'altro giorno. Dapprima meravigliato che un gesto del genere avesse potuto richiamare l'attenzione delle forze dell'ordine, ha chiarito che si trattava solo e soltanto di una sciocchezza.  Adesso spetterà al giudice Compagnucci decidere se si è trattato solo di un gesto per vincere la noia, da perdonare, o di un episodio di rilevanza penale, da punire.

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