La manifestazione
Sfrattati e costretti a vivere in auto
Francesca Gori
Marito e moglie da un mese senza casa, lui ha perso il lavoro un anno fa
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GROSSETO. Tra pochi giorni è Natale. Ma c'è chi non lo passerà al caldo di una cucina che profuma di mangiare e con le lenzuola sul letto che sanno di Marsiglia e di buono. Tra pochi giorni è Natale e c'è chi festeggerà in una Renault Twingo azzurra, coperto con un plaid a quadri, accanto alla donna che ama e al bambino che la donna porta in grembo. Donya Elsayeo Elemary Frhat ha 22 anni. È incinta e vive con suo marito Fathy Mohamed Ali Gomaa in un'auto parcheggiata in via Etiopia. L'uomo ha perso il lavoro, faceva il pizzaiolo prima, l'aiuto cuoco poi. Ha perso il lavoro e anche la casa, dalla quale è stato sfrattato un mese fa. Senza uno stipendio, l'affitto non si paga. E così l'unica alternativa che la coppia egiziana ha trovato è quella di rifugiarsi nella loro auto. Le valigie caricate nel bagagliaio, un thermos per preparare qualcosa di caldo, il cibo mangiato alla mensa. E la notte, quando tutto intorno la città diventa silenziosa ma i lampioni non si spengono, Mohamed veglia su Donya. Non dorme. Ogni ora, ogni ora e mezzo che passa mette in moto l'auto per accendere il riscaldamento e regalare un po' di calore a quella ragazza di 22 anni con la testa coperta dal velo che vorrebbe regalare a suo marito il primo figlio. Un bambino voluto nonostante il disagio e una gravidanza a rischio. Quell'auto azzurra non è la capanna dove convivono due cuori. È l'unica cosa che è rimasta loro. «Siamo andati anche a chiedere una mano al Comune - dice Fathy Mohamed - ma per ora non abbiamo ricevuto risposta. Vivevamo in città in una casa normale, io lavoravo e pagavo l'affitto. Poi tutto è finito, devo ancora dei soldi al padrone di casa e non riesco a trovare un lavoro». Fathy e Donya sono a Grosseto da cinque anni. Hanno la residenza qui e non hanno mai avuto bisogno di aiuti. Poi, un anno fa, le cose sono cambiate. Fathy è stato licenziato dal ristorante nel quale lavorava. Gli ultimi stipendi non gli sono stati pagati. E Donya è rimasta incinta. «Al sindaco ho anche detto che avrei dormito in Comune - dice - dove c'era caldo. Mi rendo conto che è esagerato, ma siamo davvero disperati». Ad aiutare la coppia a sbarcare il lunario, fino ad ora, ci hanno pensato le loro famiglie direttamente dall'Egitto. Hanno fatto il contrario di quello che succede a tanti migranti che vivono in Italia, quelli che di solito mandano soldi a chi è rimasto nei loro paesi d'origine. Fathy parla e racconta la sua storia. Donya resta in silenzio e lo segue con gli occhi. Lo segue anche negli spostamenti a bordo di quella Twingo, la notte, a caccia di un posto più riparato per dormire. Tra poco è Natale e forse le uniche luci che illumineranno i due giovani egiziani saranno quelle dei lampioni. Loro, probabilmente, saranno ancora dentro la Twingo azzurra diventata casa.
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