Il Tirreno

Grosseto

La verità di Fidi Toscana sui conti dell'ex Mabro

<b>L&#146;AUDIZIONE.</b> Il presidente di Fidi Paolo Rafanelli
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L’AUDIZIONE. Il presidente di Fidi Paolo Rafanelli

Il presidente: «Irregolarità contabili ed omissioni, i nostri legali già al lavoro»

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 GROSSETO. Alessandro Antichi e Nicola Nascosti, consiglieri regionali del Pdl avevano chiesto che i vertici di Fidi Toscana fossero ascoltati dalle commissioni regionali Sviluppo economico, Affari istituzionali e Controllo. Mercoledì Paolo Rafanelli, presidente di Fidi e Giovanni Ricciardi, direttore hanno raccontato la loro verità sull'ex Mabro. E per chiarire, come ha chiesto Antichi, il significato delle parole dell'assessore Simoncini. Del perché sarà la magistratura a scrivere la storia della Mabro. Il presidente e il direttore di Fidi hanno ripercorso le tappe della vicenda, dall'ingresso di Fidi nel capitale sociale, a settembre 2009 con 700 mila euro e con la nomina di un rappresentante nel cda senza deleghe e senza compenso. «Il consigliere espresso da Fidi - hanno detto - ha sollevato da subito alcuni rilievi sull'andamento gestionale dell'azienda ma la situazione non risultava allarmante, poiché per il 2009, anno di pesantissima crisi economica, si prevedeva un bilancio in leggera perdita. Ma nella primavera del 2010, al momento della stesura del bilancio 2009, hanno cominciato ad emergere differenze tra i dati prospettati e i numeri effettivi della contabilità». A questo punto, hanno detto Rafanelli e Ricciardi, Fidi ha ridimensionato alcune spese che non sembravano consone: i compensi degli amministratori, le spese di viaggio, le consulenze. A luglio è entrato in società Aldo Invitti che entra in Mabro versando 1,8 milioni di euro. «Con l'uscita del vecchio ad e la nomina del nuovo collegio sindacale - hanno aggiunto - sono emerse una serie di irregolarità contabili e omissioni ed è cominciato lo scontro tra i soci. I bilanci prospettati inizialmente non erano aderenti alla realtà, tanto che a novembre l'azienda è stata messa in liquidazione». Il problema, hanno ricordato i vertici di Fidi, è che il rilancio dovrà partire dai numeri del 2010: poco meno di 8 milioni di fatturato, rende difficile rispettare l'impegno di mantenere i livelli occupazionali. Fidi, infine, ha dato incarico ai suoi legali di valutare se le azioni degli amministratori con delega siano sanzionabili sia sul piano civile che su quello penale.

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