Il Tirreno

Grosseto

Un pratese per salvare la Mabro

Francesca Gori
<b>EX MABRO.</b> L&#146;azienda di via Senese
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EX MABRO. L’azienda di via Senese

Cominciata la trattativa per l'acquisto di Abbigliamento Grosseto

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 GROSSETO. Qualche dubbio sull'ex Mabro è stato cancellato e la strada verso il concordato preventivo pare aperta, anche se di fatto ci sono solo le buone intenzioni e uno studio di fattibilità.  Sono tanti i pezzi del puzzle della società in liquidazione che devono andare al loro posto. Ieri mattina alla Regione c'è stato l'ennesimo incontro salva-Mabro. Presenti il liquidatore Marco Milanesio, il sindaco e il presidente della Provincia, i segretari dei sindacati di categoria, i confederali e l'rsu, oltre al consigliere regionale del Pdl Alessandro Antichi e i vertici di Fidi Toscana. L'appello è sempre lo stesso: evitare il fallimento di Royal Tuscany.  Operazione Caronte. Il progetto per il futuro dell'azienda di via Senese prevede l'acquisizione della Mabro da parte di un gruppo che farà da ponte per l'ingresso di altre liquidità. In sostanza, Fidi Toscana avrebbe individuato un'azienda del settore tessile-abbigliamento (il nome ripetuto più spesso è quello del pratese Barontini), che ha inviato una lettera di offerta al liquidatore per creare la newco. Dopo potrebbero entrare in società altri due gruppi, uno di Pisa e uno di Arezzo. Soldi freschi, per rilanciare la Mabro.  I nodi da sciogliere. Un'operazione che prevede incontri su incontri e accordi su accordi. Il primo, l'acquisto di Abbigliamento Grosseto, la società che ha dato in affitto il ramo d'azienda con le macchine e i dipendenti.  Lo scorso ottobre Abbigliamento Grosseto è stata rilevata dai soci della Mabro, pochi giorni prima che l'azienda fallisse. Chi acquisterà Abbigliamento Grosseto dovrà quindi trattare con Favilli, Benassi e Bosco. Il prezzo pagato per l'azienda è stato 25mila euro. La richiesta pare aggirarsi sul milione di euro. Acquistando Abbigliamento Grosseto c'è da farsi carico del tfr dei dipendenti. Fino all'anno scorso si parlava di 4 milioni e mezzo di euro. Ora la cifra è ovviamente salita. E poi c'è il capannone, la sede dell'ex Mabro. Quel capannone è di proprietà di Royal Tuscany che sembra abbia chiesto un affitto annuo di 360mila euro.  Il tempo stringe. La prossima riunione in Regione è stata fissata il 28 dicembre. E l'operazione dovrebbe andare in porto entro fine anno. I tempi sono stretti per sciogliere tutti i nodi venuti al pettine. Soprattutto, manca ancora un piano industriale dove saranno scritti i numeri della nuova Mabro. Dove si leggerà finalmente quanti dipendenti resteranno in azienda. Questa è infatti la prima preoccupazione delle vestaglie azzurre: la salvaguardia di 260 posti di lavoro. La maggior parte dei dipendenti sono di Abbigliamento Grosseto, una piccola parte invece è stata assunta da Royal Tuscany.  Tra debiti e concordato. Non c'è per ora nulla di scritto. C'è solo un debito che sembra aggirarsi intorno ai 22 milioni di euro che verrà cancellato dal concordato. I revisori dei conti non hanno ancora la lista dei creditori. Quelli privilegiati (banche o titolari di ipoteche, dipendenti dell'azienda e pagamento del tfr) prenderanno il 100% del dovuto, i chirografari, una percentuale.  Stipendi a rischio. Dall'incontro con la Regione, dove Fidi Toscana si è detta disponibile a garantire per gli imprenditori che potrebbero salvare la Mabro, i sindacati e l'rsu sono usciti cauti. È vero che il campionario per partecipare a Pitti Uomo è già pronto, ma è anche vero che sono a rischio gli stipendi di diicembre e la tredicesima. Più facile invece la riscossione da parte delle vestaglie azzurre dello stipendio del mese di novembre che ancora non è stato pagato.

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