Sicurezza
Arresto convalidato Spaccalunotti rimane in carcere
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VETRI INFRANTI Unauto danneggiata 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Questione di dieci minuti, secondo la difesa. Dieci minuti di contravvenzione dagli obblighi imposti dallo status di sorveglianza speciale deciso dal Tribunale: dalle 21 alle 7, Gino Fatarelli non può uscire di casa. Il suo passato da "spaccalunotti" ha indotto la magistratura a prendere questa forma di cautela nei confronti della collettività. Alle 21 di sabato però Fatarelli non c'era, alle 21,10 ha chiamato per dire che stava andando a piedi al pronto soccorso per farsi assistere: una crisi derivante dal diabete. Gino in effetti in ospedale c'è poi finito, codice giallo, accompagnato dalle stesse forze dell'ordine, ma la legge è stata inflessibile con lui. È stato arrestato. E ieri mattina - felpa nera - è stato portato dalla polizia penitenziaria davanti al giudice Bilisari: questi ha convalidato l'arresto chiesto dal pm Leopizzi e, sempre su richiesta dell'accusa, ha disposto per lui il carcere. Del processo se ne parlerà invece lunedì prossimo. Il difensore D'Amato ha chiesto i termini. Ironia della sorte, Fatarelli in Tribunale sarebbe dovuto esserci comunque, ieri mattina. Era sotto accusa - a piede libero - per due episodi di danneggiamento di auto risalenti al 2007 e al 2008 e avvenuti entrambi ad Arcidosso: uno, addirittura, ai danni di un'auto di un carabiniere. Anche questo processo sarà trattato lunedì prossimo. Nemmeno due mesi fa, invece, Fatarelli aveva subito una condanna, stavolta da parte del giudice Compagnucci, con il rito abbreviato: 1 anno e pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere, senza sospensione della pena. Non per danneggiamento, in quella circostanza, ma per evasione dagli arresti domiciliari inflitti dal Tribunale di sorveglianza di Firenze nel novembre 2009. Si era allontanato da casa al di fuori degli orari consentiti: «Sono uscito perché mia madre è morta da poco», si era giustificato. Era il 29 marzo. Fatarelli era stato trovato a Follonica dai carabinieri del Norm. I militari gli davano la caccia più o meno da una settimana: aveva perso il borsello in via Senese, dove si sarebbe recato per l'ennesimo raid. A casa non era tornato, poi i militari lo avevano sorpreso a Follonica. Era stato arrestato e giudicato per direttissima. E sottoposto a perizia psichiatrica - la quarta in quattro anni - sul presupposto di un'incapacità di intendere e di volere. Incapacità che la dottoressa Antonella Armani ha riconosciuto (insieme alla complessa psicopatologia e alla necessità di cure appropriate) ma che ha anche definito come non tale da interferire sulla capacità di intendere al punto di scemarla o escluderla. Secondo il perito, Gino è sempre stato in grado di comprendere il significato dei suoi gesti e di agire in conformità. P.S.
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