Attenzione
Aveva cambiato gestore per risparmiare ma non aveva potuto usufruire del servizio
Mesi senza telefono: paga la Wind
Il giudice di pace condanna la compagnia a pagare quasi 4mila euro
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PITIGLIANO. Quattro mesi senza telefono e senza internet. Con una sentenza del giudice di pace reggente di Pitigliano, Adriano Simonetti, la Wind dovrà risarcire 1.619 euro a un magistrato del Consiglio di Stato che si era rivolto alla magistratura. Inoltre, la società telefonica sarà obbligata a pagare le spese di giudizio pari a 1500 euro, di cui 500 euro a titolo di onorari. Tra l'altro, la decisione presa da Simonetti è stata trasmessa all'Autority, senza ottenere maggiori riscontri. Il giudice di pace, inoltre, ha rilevato l'onerosità della procedura conciliativa (che poteva essere portata avanti dalla Corecom di Firenze), che ha obbligato l'utente a rivolgersi a una struttura lontana dalla sua residenza, senza che sia stato appunto raggiunto un accordo. La conciliazione, è emerso dal giudizio, è risultata un passaggio a vantaggio della società telefonica, perché ha aggravato «l'azione difensiva dell'utente», allungando oltre misura i tempi dell'attività giudiziaria. La storia, ricca di colpi di scena, è cominciata due anni fa. Quando il magistrato ha deciso di cambiare gestore telefonico. Per le telefonate, ma anche per navigare in internet. Il magistrato, nell'ottobre 2008, per non sostenere il canone di abbonamento telefonico, ha lasciato la Telecom e ha sottoscritto un nuovo contratto con la Wind. A fine novembre, però, il servizio si è improvvisamente interrotto. L'utente, senza perdere tempo, ha segnalato il problema contattando il servizio di assistenza telefonica diWind-Infostrada. Nonostante i controlli effettuati dagli operatori della società e le continue segnalazioni nelle due settimane successive, il malcapitato è rimasto isolato. Senza perdere ulteriore tempo, il magistrato ha effettuato un reclamo scritto alla Wind chiedendo l'intervento, peraltro previsto a norma di specifiche clausole contrattuali. Dopo aver avvertito il comando locale dei carabinieri e l'autorità per le telecomunicazioni, non ci sono stati cambiamenti. Così il 9 febbraio 2009, pagata la bolletta dell'ultimo bimestre, ha rescisso il contratto e ha "scongiurato" Telecom di assumere nuovamente il servizio. Il 21 marzo 2009, proprio grazie all'intervento di Telecom, l'utenza è stata riattivata. Wind, nel frattempo, ha richiesto ulteriori somme, domandando un contributo di disattivazione e di canone relativo al periodo di assistenza di servizio (dal 21 gennaio 2009 al 21 marzo 2009). La società, riconoscendo la propria inadempienza, ha liquidato al magistrato 100 euro a titolo di indennizzo, insistendo però nell'avere la cifra relativa al pagamento della fattura sopracitata (cioè quella di 99,93 euro). Saltato l'accordo conciliativo al Corecom di Firenze, la palla è passata nelle mani del giudice di pace Adriano Simonetti che ha condannato la Wind a versare al magistrato 1.619 euro come risarcimento danni e ha dichiarato "non dovuto" l'importo della bolletta inviata dalla Wind pari a 99,93 euro.
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