Sicurezza
SUI GAZEBO
I commercianti sono le vittime, Comune responsabile
Gianluca Ancarani
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Abbiamo appreso dai giornali che il sindaco Bonifazi è rimasto soddisfatto perché i tecnici comunali sono stati assolti in quanto avevano, in qualità di dipendenti comunali, applicato il regolamento. I tecnici comunali sono stati assolti perché non potevano non applicare un regolamento vigente da anni ed i committenti sono risultati esenti dalla responsabilità in quanto hanno avuto piena fiducia nelle autorizzazioni ricevute non avendo gli strumenti tecnici per valutare la regolarità del regolamento dei manufatti precari del Comune e rimanendo comunque i veri danneggiati. Quindi, con tali autorizzazioni, hanno ottenuto finanziamenti bancari per realizzare i manufatti, hanno assunto personale per ampliare le loro attività e poi, a seguito del ricevimento delle istanze di demolizione da parte del Comune, sono stati costretti a sostenere altri costi per demolire i manufatti precari, per liquidare e ridurre il personale subendo consistenti danni di immagine. Siamo ulteriormente soddisfatti che il sindaco abbia sin dall'inizio avuto la certezza che i tecnici comunali avessero sempre agito in modo rispondente alle regole; non si capisce per quale motivo siano state emesse dalla sua amministrazione comunale decine di ordinanze di demolizione se il sindaco era convinto della correttezza dell'operato dell'Amministrazione stessa. Del resto il sequestro non obbligava il sindaco ad emettere le ordinanze di demolizione; sono state scelte spontanee e incoerenti dato che ora il sindaco ha espresso la completa approvazione dell'operato dei suoi tecnici. Abbiamo inoltre preso atto che: assolti i tecnici comunali, assolti i tecnici privati, assolti i committenti, rimane l'illegittimità del regolamento comunale sui manufatti precari. E' logico quindi chiedersi chi dovrà pagare i danni e se il Comune si costituirà parte civile nei confronti dei reali responsabili. Certo sì, perché se lo ha fatto nei confronti dei suo tecnici lo farà anche nei confronti dei responsabili che l'opinione pubblica ed i commercianti chiedono di individuare. L'illegittimità del regolamento comunale ha causato la perdita di un numero di posti di lavoro, oltre alla chiusura di numerose attività, specialmente nel centro storico. Non a caso, nell'ultimo anno la stampa locale e l'opinione pubblica hanno cercato in tutti i modi di segnalare al sindaco il completo degrado in cui versa il centro storico di Grosseto. La chiusura di tutti i locali all'interno della cinta muraria non ha agevolato certamente le cose, anzi, ha contribuito da aggravarle. E pensare che il Comune di Castiglione, in solo 15 giorni, nonostante che il centro storico fosse vincolato mentre quello di Grosseto è esente da vincoli, con una delibera consiliare ha risolto la "questione dei manufatti precari" consentendo alle strutture interessate di riaprire e tornare a lavorare in tempi brevissimi. Dopo la sentenza della Cassazione che aveva stabilito l'illegittimità del regolamento dei manufatti precari perché carente di piano attuativo era chiaro in quale direzione si dovesse muovere il Comune di Grosseto per renderlo legittimo, cosa che ha immediatamente fatto il Comune di Castiglione della Pescaia in soli 15 gg mentre il Comune di Grosseto ha impiegato più di 3 anni manifestando quindi la propria responsabilità in termini di inerzia amministrativa.
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