Gioco
Sesso a pagamento tra i privé del soppalco nel circolo culturale
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GROSSETO. La denominazione era "Associazione sportiva-ricreativa-culturale Club Zeus". Ma, diversamente da ciò che prevedeva lo statuto, in quei locali la sera andavano in scena spettacoli da night club e, a richiesta dei clienti, rapporti sessuali a pagamento. Come capitò a quel maresciallo dei carabinieri in borghese che appena entrato si sentì proporre prima uno spogliarello e poi, dichiaratosi non interessato, un rapporto orale. E c'era un vero e proprio tariffario. Sono le considerazioni dei giudici nelle motivazioni adesso depositate della sentenza con la quale Pamara Tau è stata condannata a 18 mesi per aver reclutato, fatto lavorare e prostituire numerose ragazze nel circolo di via Uranio. I giudici non riconoscono l'associazione per delinquere alla Pau: soltanto una partecipazione, perché «sicuramente è da escludere che la stessa avesse fatto parte dell'accordo associativo originario» (il circolo si era costituito nel dicembre 2003 tra 5 soci) e le richieste di ragazze alla Pau da parte del titolare risalivano solo al 2004. Tamara Pau si prostituiva a Roma ma «aveva ospitato alcune ragazze nel suo appartamento di Grosseto, chiedendo loro 10 euro al giorno a titolo di partecipazione al canone di locazione». E il suo coinvolgimento nell'affare è dimostrato dalle intercettazioni e dal fatto che il titolare «era solito lamentarsi delle ragazze con la Pau, anziché con le stesse, a riprova che l'imputata era il suo referente diretto». E lei «godeva anche di una certa autonomia decisionale nello scegliere le ragazze da far lavorare nel locale», «organizzava la settimana lavorativa all'interno del locale», aveva convinto un cliente ad andare nel locale promettendogli «un rapporto a tre e dimostrando di avere anche la possibilità di ottenere una riduzione del prezzo». Responsabile dunque, per i giudici, del favoreggiamento e dello sfruttamento della prostituzione nei privè: metà del prezzo delle prestazioni sarebbe finito direttamente a lei. Come era strutturato il locale? A piano terra l'attività di night club; sul soppalco c'erano invece i privè, «piccoli box con pareti laterali e una tenda a chiusura davanti». È qui che sarebbe avvenuto il fatto contestato (aprile 2004): il maresciallo finto cliente, tornato il giorno successivo, si sarebbe accordato con un'altra ragazza per un rapporto completo. Aveva pagato anticipatamente «100 euro alla cassa mediante banconote fotocopiate». Si era appartato con la ragazza nel box del privè «all'interno del quale erano già stati portati un preservativo e dei fogli di carta igienica. Nel momento in cui la ragazza lo aveva invitato a mettersi il preservativo, il militare aveva inviato tramite cellulare il segnale ai suoi colleghi, che avevano poi effettuato l'irruzione nel locale». Non solo spogliarelli «ma a richiesta dei clienti anche prestazioni sessuali» secondo «un modus operandi assolutamente abituale», non un'iniziativa estemporanea di cui i gestori non erano al corrente. Per non parlare delle testimonianze dei frequentatori che confermano i rapporti con pagamento anticipato alla cassa. (p.s.)
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