Il Tirreno

Grosseto

La chiatta costò 180mila euro ed è inutilizzata: «L’ex assessore dice cose inesatte»

Una barca di sprechi sull'Ombrone Il Parco replica alle accuse di Lolini

<b>CHIATTA. </b>In alto la barca; sotto Sammuri
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CHIATTA. In alto la barca; sotto Sammuri

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 GROSSETO. Sono passati sei anni dall'acquisto, da parte del Comune di Grosseto, della chiatta (mai utilizzata) per attraversare l'Ombrone. E ancora quella spesa (180 mila euro) è motivo di discussione. Nei giorni scorsi il consigliere comunale del Pdl Mario Lolini ha rivisitato la vicenda.  Lolini, ex assessore della giunta Antichi, ha addossato le responsabilità dello spreco ai vertici del Parco regionale della Maremma. Ora il presidente Giampiero Sammuri e il direttore Enrico Giunta, in una nota, replicano, pur evitando polemiche e contrapposizioni.  «Siamo rimasti sorpresi dalle dichiarazioni di Lolini, perché le cose, e ritenevamo lui lo sapesse, stanno in modo un po' diverso», spiegano Giunta e Sammuri. «La presentazione del primo progetto di attraversamento tramite la realizzazione di una barca (firmato dagli architetti Felicioni, Corrieri e Cherubini) risale al 1997-1998. Era un progetto imponente con una barca simile a un galeone e un forte impegno di opere lungo le due sponde del fiume. Nel 2003 il Comune di Grosseto ridimensionò quell'idea e ci presentò il progetto di una barca trainata attraverso un tirante fissato agli argini (sistema utilizzato fino al 1966). Il nostro parere fu favorevole, limitando ovviamente le opere pertinenziali. In quella fase l'Ente Parco sottolineò però le oggettive difficoltà di gestione della barca, necessitando la presenza costante e continua di personale addetto al trasporto, oltre ai problemi legati alle piene del fiume. Nel 2004, però, il Comune di Grosseto decise di acquistare una barca a motore diesel, un progetto non approvabile dall'Ente in quanto, oltre ai problemi gestionali sopra evidenziati, risultava non conforme alle norme del Parco (il fiume Ombrone non è navigabile con barche a motore). Con l'approvazione del Piano del Parco - all'unanimità ad ogni livello (locale, di comunità e regionale) - è stato deciso di puntare su un'altra soluzione: un ponte leggero per permettere l'attraversamento pedonale, ciclabile ed equestre. Non ci risulta che gli ambientalisti abbiamo mai contestato il natante a motore alimentato a gasolio, come dice Lolini, e che addirittura abbiano condizionato i vertici del Parco. La scelta di abbandonare la barca per puntare su un'altra tipologia di collegamento (osservazione al Piano del 2007 firmata dall'assessore Maurizio Frosolini) maturò per ragioni pratiche e normative. Ci fu addirittura qualcuno che evidenziò, in prospettiva, l'impatto superiore del ponticino rispetto alla chiatta. Oggi attendiamo dal Comune il progetto del ponte leggero per pedoni, bici e cavalli, in sintonia con lo strumento urbanistico del Parco».

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