Il Tirreno

Grosseto

Il cantiere finisce davanti al Tar

Enrico Pizzi
<b>EX AGRARIA </b>prima delle demolizioni
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EX AGRARIA prima delle demolizioni

«Volumetrie abnormi e procedure illegittime»: ecco le basi del ricorso

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 MASSA MARITTIMA. «Annullate il piano di recupero e il permesso di costruire per la realizzazione degli appartamenti nell'area ex Agraria».  La richiesta è contenuta nel ricorso al Tar che è stato presentato, tramite l'avvocato Gianluigi Ceruti, dalla lista civica Massa Comune. Ma è una richiesta che viene rivolta anche alla Regione Toscana, perché «annulli d'ufficio di tutti i provvedimenti edilizi approvati dal Comune per l'area "ex Agraria"» e, in ultima analisi, è una richiesta rivolta anche al Comune che potrebbe muoversi in via di autotutela, come ha spiegato l'avvocato Ceruti quando gli è stato chiesto come mai non fosse stata richiesta al Tar anche la sospensiva.  L'affare è particolarmente complesso. Massa Comune si è fatta assistere dal geometra Massimo Grisanti, ed è stato lui a esaminare gli atti acquisiti negli uffici del Comune.  Secondo Grisanti sarebbero state compiute numerose violazioni di norme urbanistiche ed edilizie che invaliderebbero il piano di recupero nell'area "ex Agraria" e il permesso di costruire 42 unità residenziali che sono in corso di realizzazione.  Grisanti - e le sue deduzioni sono finite nel ricorso al Tar - sostiene che il Comune di Massa Marittima avrebbe approvato una superficie superiore del 223 per cento rispetto a quella del patrimonio edilizio preesistente e una volumetria superiore del 207 per cento. Una convinzione che nasce dall'aver considerato abusive una buona parte delle volumetrie preesistenti. Un'affermazione che, però, di fronte ad una domanda precisa, non ha trovato spiegazioni convincenti, dal momento che Grisanti si è limitato a sottolineare che non ci sarebbero documenti a comprovare la regolarità di ciò che prima era realizzato nell'area ex Agraria.  In ogni caso, questa sarebbe solo una delle tante censure mosse al piano di recupero. Nel ricorso si contesta anche l'altezza degli edifici realizzati, la carenza di spazi pubblici per i parcheggi e per il verde, la mancanza di nulla osta sismico, la mancata osservanza della maglia viaria, del tessuto edilizio consolidato e dell'andamento geomorfologico, l'assenza del parere obbligatorio della Soprintendenza, la mancanza del nulla osta regionale, la mancanza dell'autorizzazione a lottizzare, la violazione delle norme sulla distanza minima tra fabbricati, il rilascio del permesso di costruire senza la stipula della convenzione obbligatoria tra Comune e costruttore.  Tutte censure alle quali nel consiglio comunale di lunedì scorso il Comune ha ribattuto punto su punto, rivendicando al correttezza dell'operato degli uffici. Toccherà al Tribunale amministrativo regionale dire chi ha ragione.  Sempre che il Tar non si fermi di fronte alla prima delle censure formulate nel ricorso. Quella per cui «il piano di recupero - ha spiegato l'avvocato - doveva essere approvato dalla giunta comunale e non dal consiglio: proprio una sentenza del Tar della Toscana del 2003, non contraddetta da altre decisioni del giudice amministrativo fiorentino ma, anzi, confermata da pronunce del Consiglio di Stato - ha detto - ha stabilito l'illegittimità dei provvedimenti di approvazione del piano di recupero da parte del Consiglio comunale ribadendo la competenza della Giunta. Già questa censura - ha concluso l'avvocato Ceruti - porta all'annullamento sia del piano di recupero che del permesso di costruire».

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