Il Tirreno

Grosseto

Arbitro aggredito finisce in ospedale

<b>AGGREDITO.</b> Durante una gara di terza categoria (foto archivio)
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AGGREDITO. Durante una gara di terza categoria (foto archivio)

Rincorso e preso a calci dal papà dell'atleta che aveva ammonito Il giovane grossetano stava dirigendo una gara di terza categoria

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 GROSSETO. Aggredito dal papà di un giocatore, rincorso per il campo e preso a calci prima di essere salvato da alcuni dirigenti e tre macchine dei carabinieri. Se l'è cavata con una contusione nella parte lombosacrale e quattro giorni di prognosi, Leonardo Capecchi, l'arbitro grossetano di appena 18 anni picchiato domenica mentre stava dirigendo Campiglia Marittima-Gigante, gara valevole per il campionato di terza categoria del girone della provincia di Livorno.  Su quello che è successo al campo sportivo di Campiglia e che ha portato anche ad un altro ricovero, stanno indagando i carabinieri che sono intervenuti per calmare gli animi e identificare gran parte della quarantina di tifosi ospiti che avevo seguito la squadra.  Secondo quello che hanno raccontato i dirigenti dei padroni di casa, gli animi si sarebbero scaldati intorno all'ottantesimo, quando il Campiglia era già in vantaggio per 3-0. «Un nostro giocatore - racconta il presidente Nicola Calderini - ha subito un fallo, in pratica l'avversario gli ha strappato la maglia di dosso. L'arbitro ha fischiato e lo ha ammonito».  A questo punto dalla tribuna avrebbe scavalcato il papà dell'ammonito (e presidente della squadra) in compagnia di un altro tifoso. Sarebbero volati calci e pugni. Difficile stabilire quante persone siano entrate in campo. Fatto sta che la partita è stata interrotta e il campo si è trasformato in un saloon. Oltre all'arbitro, anche l'attaccante del Campiglia, Marco Lazzerini, ha avuto bisogno delle cure mediche dopo aver incassato un pungno all'occhio. «Tre giorni di prognosi», recita il certificato dell'ospedale di Piombino.  Leonardo Capecchi, invece, è tornato a Grosseto e si è presentato al pronto soccorso del Misericordia poco prima delle 19. Il certificato parla di un «trauma contusionale» dovuto probabilmente a un calcio alla schiena. Il giovane arbitro è stato dimesso in tarda serata con quattro giorni di prognosi. «Ci sono alcune squadre di questo campionato, soprattutto livornesi - si sfoga il presidente del Campiglia - che sono pericolose: si spostano con un pubblico numeroso che viene alle partite solo per fare confusione».  La vedono in modo diverso da Livorno: «Mi spiace, so di aver sbagliato» dice Marco Tinti, presidente del Gigante. È stato lui a colpire l'arbitro: «È bene fare chiarezza su quello che è accaduto: sotto di tre reti e ad un quarto d'ora dalla fine eravamo ormai rassegnati alla sconfitta. E proprio per questo vedere che un avversario, dopo aver subito un fallo di gioco, ha colpito con una gomitata in faccia mio figlio Yari, provocandogli la frattura di uno zigomo, mi ha fatto perdere le staffe. Noi abbiamo sbagliato, ma siamo stati provocati».  Adesso sono due le inchieste aperte: quella sportiva e quella penale. Sulla prima sarà il giudice sportivo a fare chiarezza. Quella penale, invece, dovrà chiarire le responsabilità di quello che è avvenuto. Pare che, oltre al presidente Tinti, molte delle persone che hanno fatto l'invasione e la successiva caccia all'uomo siano già state identificate. Non è escluso che a questo si aggiungano le querele e i certificati di arbitro e atleta finiti al pronto soccorso. (f.l.)

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